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di Lelio Violetti

La dichiarazione precompilata, che nelle intenzioni dell'Agenzia delle Entrate dovrebbe semplificare la vita ai contribuenti, rischia di trasformarsi in un aggravio di spesa per i contribuenti più deboli che continueranno a rivolgersi agli intermediari. Agli aumenti delle tariffe registrati lo scorso anno sembra destinato ad aggiungersi un nuovo generalizzato incremento. L'esborso per una dichiarazione, nei casi più complessi, arriva fino a 100 euro. Una spesa, quella dei contribuenti, che si aggiunge al compenso erogato agli intermediari dallo Stato per ogni dichiarazione compilata e trasmessa all'amministrazione finanziaria. A spingere una parte consistente dei contribuenti dipendenti e pensionati a rivolgersi all'intermediazione è la complessità del sistema dichiarativo del nostro Paese. Perciò sarebbe necessario accompagnare la positiva rivoluzione della precompilata con una significativa semplificazione dell'Irpef in grado di spingere un numero sempre maggiore di contribuenti ad accedere direttamente al sito dell'Agenzia e ad utilizzare l'applicazione informatica da questa resa disponibile compilando e inviando la dichiarazione senza ricorre all'intermediazione.

Insomma per fare in modo che il cambiamento epocale della precompilata, che restituisce all’amministrazione finanziaria un ruolo proattivo nella fase dell’adeguamento spontaneo e capovolge, dopo ben quarantatre anni, uno schema che non prevedeva contatti diretti con il contribuente nel momento dichiarativo, diventi anche un alleggerimento dei costi e una semplificazione fruibile dalla maggioranza dei contribuenti occorre da un lato semplificare l'Irpef e dall'altro migliorare l'applicazione informatica.

Diversamente anche i contribuenti con una situazione reddituale semplice, come lo sono in genere i lavoratori dipendenti e i pensionati, preferiranno l’aiuto dell’intermediazione al “fai da te” offerto sul sito dell’Agenzia delle entrate. Infatti la nostra legislazione alla base dell’IRPEF non facilita, anzi decisamente scoraggia, l’instaurarsi di un rapporto diretto. Sono presenti nella nostra IRPEF diversi tipi di agevolazioni, concesse a pioggia, tra detrazioni, deduzioni e crediti; esistono detrazioni decrescenti al crescere del reddito e ben 7 tipologie di oneri detraibili (19%, 26%, 36%, 41%, 50%, 55% e 65%). E questa complessità anziché diminuire aumenta ogni anno. Inoltre recentemente con il credito d’imposta di 80 € mensili concesso ai dipendenti, si è ampliato l’utilizzo di questo tipo di agevolazione che da diritto al contribuente, nel caso di non capienza con l’imposta dovuta, ad una restituzione dell’importo non detratto o sotto forma di compensazione o di riporto all’anno successivo o di richiesta di rimborso (imposta negativa). Districarsi in questo groviglio da soli non è affatto facile sopratutto per il contribuente più comune, il lavoratore dipendente e pensionato. Le elevate, anzi elevatissime se si considerano anche le addizionali, aliquote applicate per la determinazione dell’imposta, a loro volta, hanno originato “una specie di si salvi chi può” in quanto per sfuggire all’ingente tassazione, ogni tipologia di contribuente e di reddito e ogni settore economico di attività hanno richiesto ed ottenuto dal parlamento e dal governo ogni sorta di agevolazione, trasformando e snaturando completamente la semplicità dei calcoli necessari per quantificare l’imposta.

Le istruzioni per la compilazione del modello 730 del 2016, relative all’anno d’imposta 2015, sono di ben 102 pagine e di certo questo non facilita la comprensione di ciò a cui il contribuente ha diritto, né la certezza della spettanza di eventuali agevolazioni così come la sicurezza della validità della documentazione che certifica questo. In tale contesto fino all’anno d’imposta 2013, anno precedente l’introduzione del 730 precompilato, i compensi che i CAF e gli intermediari abilitati, ricevevano dallo Stato per le loro attività di supplenza dell’amministrazione finanziaria nella compilazione della dichiarazione modello 730, derivavano da:  acquisizione dei dati su supporto magnetico sulla base di quanto indicato dal contribuente sul modello cartaceo;  controllo della documentazione comprovante i benefici fiscali reclamati dal contribuente;  elaborazione dei dati contabili fino alla determinazione del risultato a debito/credito;  trasmissione di questo risultato al sostituto d’imposta per il conguaglio;  invio telematico dei dati della dichiarazione all’Agenzia delle entrate. Tutte le attività, eseguite in aggiunta a queste, erano “consulenza fiscale” che l’intermediario giustamente si faceva pagare a parte dal contribuente. Di tutte queste funzioni, a suo tempo delegate dallo stato, con l’avvio del 730 precompilato, concretamente è rimasta solo il controllo di validità della documentazione che a sua volta è stata ampliata in quanto l’intermediario è ora responsabile non solo della conformità di questa alla normativa vigente, ma anche della sua validità e l’amministrazione, in caso di non validità, si rivarrà nei suoi confronti. Infatti tutte le altre funzioni o sono svolte direttamente dall’Agenzia (trasmissione del risultato contabile al sostituto d’imposta) o esiste un’applicazione informatica, resa disponibile dall’Agenzia, che potenzialmente potrebbe essere utilizzata anche dagli intermediari.

A questo proposito si rileva che l’applicazione informatica dell’Agenzia, destinata a chi dichiara in prima persona, coesiste con quelle di mercato e non si capisce il perché l’intermediario, per sua autonoma scelta, non possa anche lui utilizzarla. Una scelta di questo comporterebbe una semplificazione della gestione operativa dell’intermediario in quanto, utilizzando l’applicazione e gli archivi dell’Agenzia, terrebbe memoria nel proprio sistema informativo solo dei risultati del suo operare (utenti, dichiarazioni e risultati). C’è anche da tener conto del fatto che l’applicazione dell’Agenzia è certificata all’origine. Il semplice trasferimento della responsabilità della documentazione, comprovante le agevolazioni, dal contribuente all’intermediario ha messo in moto un aumento indiscriminato delle parcelle richieste ai contribuenti per l’assistenza e la consulenza nella compilazione della loro dichiarazione. Di sicuro il rischio per gli intermediari è aumentato e sono conseguentemente aumentati i costi per le coperture assicurative. Ma il tutto è giustificato, anche in considerazione del fatto che lo Stato con i compensi, erogati agli intermediari, contribuisce al costo del servizio? Da una stima illustrata nel documento la “Dichiarazione precompilata” redatto dall’Ufficio Studi della nostra associazione (consultabile sul sito www.fiscoequo.it) risulta che il numero di documenti (per documento s’intende l’insieme delle ricevute che giustificano la richiesta complessiva d’una agevolazione) i cui dati non saranno precompilati dall’Agenzia e che dovranno essere comprovati dal contribuente o verificati da chi presta l’assistenza fiscale saranno quest’anno circa 8,1 milioni pari al 16% dei circa 50 milioni di documenti totali. Nell’ipotesi che nel 2016 il numero dei soggetti, che compileranno direttamente la dichiarazione, servendosi dell’applicazione informatica dell’Agenzia delle entrate, arrivi a 5 milioni, circa 14 milioni si rivolgeranno agli intermediari, CAF e autorizzati, per una spesa, considerando i compensi previsti, a carico dell’erario, di circa 225 milioni di €. Questo significa che gli intermediari riceveranno un compenso di circa 20-25 € per ogni documento di cui si assumeranno la responsabilità in quanto non certificato da un soggetto terzo che ha trasmesso i relativi dati all’Agenzia. È indubbio che nel periodo di andata a regime dell’applicazione informatica della dichiarazione precompilata, resa disponibile dall’Agenzia, i compensi erogati agli intermediari dallo stato debbano andare a coprire, oltre al controllo sostanziale della documentazione, anche gli investimenti già fatti e non ammortizzati, in particolare per le applicazioni informatiche installate nei loro sistemi informativi.

È anche indubbio che gli intermediari con la loro attività hanno svolto un ruolo sociale importantissimo in quanto la nostra legislazione alla base dell’IRPEF ha reso sempre più arduo, anche al contribuente più comune, di rapportarsi da solo con il fisco. Tutto ciò premesso, la crescita incontrollata delle tariffe non trova nei dati, precedentemente esposti, alcuna giustificazione e dovrebbe far riflettere il legislatore sulla necessità di semplificare al più presto le regole alla base del calcolo dell’IRPEF. È questo ormai un obiettivo indifferibile altrimenti si rischia di dare sempre più spazio a rendite di posizione che non solo non hanno alcuna giustificazione ma costituiscono un danno proprio per i soggetti fiscalmente più deboli come lo sono la gran parte dei lavoratori dipendenti e dei pensionati che presentano la dichiarazione dei redditi.

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