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Riportiamo un estratto dalla relazione al rendiconto generale del bilancio 2016 dello Stato, in cui la Corte dei conti documenta un ulteriore calo dell'attività di verifica e controllo sulle dichiarazioni dei redditi e di contrasto all'evasione nell'anno di riferimento.

Le entrate da accertamento e controllo (assunte al netto degli introiti riferibili a forme di “condono” e comprensive delle sanzioni e degli interessi), pari a 64,5 miliardi, segnalano una flessione rispetto al 2015 (-2,5 per cento), confermando, in ogni caso, una linea di tendenza in cui l’attività di controllo svolge un ruolo non secondario nella dinamica complessiva del gettito. (...) Sul piano generale deve segnalarsi, prima di tutto, come l’azione di controllo fiscale svolta nei settori a maggiore e diffusa evasione, quali quelli relativi all’IVA ed all’imposizione sui redditi, al di là delle diverse performance realizzate dagli apparati di controllo, continui a non indurre significativi mutamenti nella condotta successiva dei contribuenti, fatto questo che dovrebbe costituire l’obiettivo principale dell’azione di controllo. I livelli di evasione restano sostanzialmente costanti da un anno all’altro e particolarmente elevati rispetto a quelli esistenti nei principali paesi europei.1 Si tratta di un fenomeno ormai consolidato da molti anni che dovrebbe indurre una approfondita riflessione sulle strategie da mettere in campo per far sì che l’attività svolta dall’amministrazione fiscale possa determinare il raggiungimento di soddisfacenti livelli di tax compliance. E’ ben noto, al riguardo, come la strategia di contrasto dovrebbe articolarsi in un insieme di strumenti tra loro coordinati e coerenti, quali quelli normativi, quelli tecnologici e quelli più specificamente amministrativi. Ciò spesso è mancato nel corso degli anni e frequentemente si sono registrati andamenti ondivaghi che non hanno certamente giovato ad accrescere l’efficacia dell’intero sistema.
In particolare va segnalata la perdurante condizione di difficoltà in cui si sono trovate ad operare, anche nel 2016, le agenzie fiscali a causa delle problematiche concernenti il conferimento degli incarichi dirigenziali dopo la sentenza n. 37 del 2015 della Corte costituzionale, che ha determinato la revoca di circa mille posizioni attribuite a funzionari. Oltre alla incapacità del sistema di controllo di modificare in profondità i comportamenti fiscali di quella parte della platea contributiva più direttamente interessata ai comportamenti evasivi di massa, un secondo elemento di grave criticità è costituito dal progressivo consolidarsi del fenomeno delle imposte dichiarate e non versate (IVA, ritenute, imposte proprie), che soltanto in parte vengono poi recuperate attraverso il controllo automatizzato delle dichiarazioni e l’azione di riscossione coattiva affidata all’agente della riscossione. Tale fenomeno si salda con quello delle rateazioni concesse pur in assenza di garanzie e di valutazioni prognostiche sulle future capacità dei debitori, che finiscono in molti casi per spostare in avanti nel tempo la presa d’atto di insolvenze ampiamente prevedibili. Oltre a questi elementi, la valutazione dei risultati dell’attività di controllo svolta nel 2016 mette in luce caratteri contrastanti per effetto del peculiare rilievo assunto, nel segmento principale, quello che fa capo all’Agenzia delle entrate, dalla gestione delle istanze presentate nel 2015 ai fini della collaborazione volontaria (c.d. voluntary disclosure). Da un lato, infatti, il controllo di tali istanze ha dato luogo, nel corso del 2016, ad un introito per la maggior parte di carattere straordinario di oltre 4,1 miliardi a fronte di quasi 130 mila istanze presentate, che hanno determinato 323.861 atti di adesione, consentendo in tal modo di pervenire ad un risultato complessivo di molto superiore a quello degli esercizi precedenti (10.588 milioni introitati per effetto dell’attività di controllo sostanziale contro 8.065 milioni nel 2014 e 7.759 milioni nel 2015). Di contro, tuttavia, la complessità amministrativa connessa a tale attività straordinaria ha finito per comprimere in misura rilevante l’ordinaria attività di controllo e di accertamento, determinando una sensibile contrazione dei relativi prodotti realizzati e dei risultati finanziari con essi conseguiti. Infatti, se non si tiene conto dell’eccezionale apporto finanziario scaturito dalla gestione delle posizioni interessate alla citata collaborazione volontaria, il numero complessivo degli interventi eseguiti (poco più di 457 mila) si caratterizza per una drastica flessione rispetto ai controlli realizzati nel quadriennio precedente e, specificamente, di quasi il 31 per cento rispetto al numero di controlli del 2015 e di quasi il 33 per cento rispetto a quello del 2014. Alla flessione del numero di controlli realizzato si accompagna una sensibile riduzione della maggiore imposta accertata (-10,7 per cento) e dei risultati finanziari conseguiti (-17,2 per cento rispetto al 2015). Si tratta di risultati che vanno posti in stretta correlazione, oltre che con il rilevante assorbimento di energie imposto dalla gestione della collaborazione volontaria, con la progressiva riduzione delle risorse umane destinate all’attività di accertamento e controllo (-6,6 per cento nell’arco degli ultimi sei anni). La distribuzione degli accertamenti fra le diverse tipologie di contribuenti mette in luce come essi si concentrino nelle fasce di minore importo: su un totale di oltre 746 mila controlli, inclusi quelli sulle dichiarazioni voluntary disclosure, il 49 per cento hanno dato luogo ad un recupero (potenziale) di maggiore imposta non superiore a 1.549 euro. Ancora sul piano quantitativo dell’attività di controllo sostanziale posta in essere, emerge una rilevante diminuzione (-9,9 per cento) dell’attività istruttoria esterna, nella quale rientrano gli accessi brevi, i controlli mirati e le verifiche fiscali, che complessivamente passano da 36.551 nel 2015 a 32.940 nel 2016. Di contro risultano in lieve ripresa, dopo la notevole diminuzione del 2015, le verifiche e i controlli nei confronti dei soggetti di grandi dimensioni, saliti da 306 nel 2015 a 314 nel 2016 (+2,6 per cento). Quanto al rapporto tra la numerosità dei contribuenti e il numero dei controlli effettivamente eseguiti dall’amministrazione fiscale, i dati evidenziano un ulteriore peggioramento di esso nel 2016: i controlli eseguiti nel 2016 costituiscono, infatti, l’1,9 per cento del totale dei soggetti considerati. Alla luce di ciò, nell’ambito della complessiva strategia di riduzione dell’evasione, non sembra potersi prescindere anche da un significativo incremento.
numerico dei controlli fiscali, senza il quale anche l’auspicato uso preventivo e persuasivo delle informazioni che affluiscono all’Anagrafe Tributaria risulterà scarsamente efficace. Ormai del tutto marginale si presenta l’attività di controllo basata sull’accertamento sintetico, sugli studi di settore e sulle indagini finanziarie, fenomeno quest’ultimo che conferma ulteriormente il progressivo indebolimento dell’attività di controllo fiscale, anche alla luce dell’enorme potenziale informativo assicurato dall’anagrafe dei rapporti finanziari. Anch’esso marginale e fortemente disomogeneo sul piano territoriale l’apporto dei comuni all’attività di accertamento svolta dall’Agenzia delle entrate. Sempre anomala anche nel 2016, come già rilevato nella precedente Relazione, la frequenza degli accertamenti che si sono definiti per inerzia del contribuente , pari al 34 per cento dei controlli eseguiti (nel 2015 l’incidenza era stata pari al 33, 8 per cento) e al 38,2 per cento in termini di entità finanziaria (nel 2015 era stata pari al 44,6 per cento). La gran parte degli accertamenti definiti per inerzia riguarda le imprese di minori dimensioni (43.677 su 104.162 accertamenti complessivamente eseguiti nei confronti di tali imprese, pari al 41,9 per cento, con un valore di 3.798 milioni su 6.730 milioni). Sul totale degli accertamenti complessivamente eseguiti nei confronti di tutte le tipologie di soggetti, quelli definiti per inerzia relativi alle imprese minori costituiscono quasi il 22 per cento. Non meno preoccupanti appaiono i dati relativi alle società di capitali: 13.909 accertamenti definiti per inerzia su 43.704 accertamenti complessivamente eseguiti su tale tipologia di contribuenti (31,8 per cento), con una entità finanziaria di 4.087 milioni su un totale di 11.414 milioni accertati complessivamente (35,8 per cento). Paradossalmente, anche nel caso delle società “grandi contribuenti” emerge l’esistenza di accertamenti definiti per inerzia (39 controlli per un importo complessivo di 489,6 milioni, pari a un importo medio di 12,6 milioni). Quanto al ravvedimento operoso, relativa risulta essere l’efficacia delle comunicazioni inviate in rapporto agli introiti conseguiti (403.755 comunicazioni complessive e 128,6 milioni di introiti a titolo di ravvedimento indotto). Va, peraltro, tenuto presente che questo strumento dovrebbe in prospettiva ridimensionarsi al crescere delle informazioni e dei dati considerati in sede di precompilazione delle dichiarazioni. In diminuzione il numero delle comunicazioni di irregolarità emesse nel 2016 a seguito delle procedure di liquidazione automatizzata delle imposte emergenti dalle dichiarazioni dei redditi e dell’IVA, passato da 6,6 milioni di comunicazioni a 5,9 milioni (-10,3 per cento), mentre aumenta l’introito complessivo derivante da tale attività, che raggiunge gli 8.013 milioni, con un incremento di 1.121 milioni rispetto al 2015 (+16,3 per cento). Ciò conferma l’abnorme rilievo che ha assunto il fenomeno del mancato versamento delle imposte dichiarate (IVA, ritenute, imposte proprie), divenuto ormai una surrettizia forma di finanziamento delle attività economiche e, in non pochi casi, una modalità di arricchimento illecito, attraverso condotte preordinate all’insolvenza. Quanto all’attività di riscossione tramite ruoli, va evidenziato un incremento degli incassi da ruoli (+6,2 per cento), il cui livello (8,7 miliardi) risulta prossimo alla performance registrata all’inizio del decennio. Ai positivi risultati registrati in termini di riscossioni si contrappone, nel 2016, una rilevante flessione sul versante dei carichi lordi conferiti all’agente della riscossione (diminuiti di oltre 11,8 miliardi, corrispondenti a una riduzione di tredici punti percentuali) determinata dalla riduzione dei ruoli emessi dall’Agenzia delle entrate nell’anno (-17,4 per cento), ruoli che costituiscono il 75 per cento circa del totale dei carichi lordi emessi nell’esercizio. Quanto alle rateazioni in essere presso Equitalia, esse a fine 2016 ammontano a 42,3 miliardi con un incremento di 3,8 miliardi rispetto alla situazione a fine 2015 (+10 per cento), mentre le rateazioni revocate alla stessa data ammontano a 69.4 miliardi, con un incremento di 15 miliardi (+27,6 per cento).
L’attività svolta dall’Agenzia delle dogane si caratterizza nel 2016 per una contenuta diminuzione del numero complessivo dei controlli, che passano da 1,44 milioni nel 2015 a 1,41 milioni circa, (-1,4 per cento) alla quale si correla un sensibile decremento dei risultati finanziari conseguiti rispetto all’esercizio precedente, passati da 2,23 miliardi nel 2015 a 1,71 miliardi circa (-23 per cento). In merito all’attività di controllo fiscale svolta dalla Guardia di finanza, emerge nel 2016 un aumento delle “verifiche e controlli”, che passano da 85.373 del 2015 a 94.016 (+10 per cento), e dei “controlli strumentali”, che passano da 514.308 nel 2015 a 525.567 (+2 per cento). In termini quantitativi ne deriva complessivamente una relativa stabilità, nel corso dell’ultimo quinquennio, del volume di produzione realizzato dal Corpo per il contrasto dell’evasione fiscale. Dai dati emerge, tuttavia, nel 2016 una diminuzione, rispetto all’anno precedente, della proficuità potenziale delle “verifiche e controlli” nel settore dell’imposizione diretta, che costituiscono l’attività finanziariamente più rilevante. Dai maggiori componenti rilevati nel 2015, pari a 61,1 miliardi, si è scesi a 55,7 miliardi (-8,9 per cento). La flessione nel settore dell’imposizione diretta risulta parzialmente compensata dall’incremento degli esiti finanziari in materia di IVA (+531,2 milioni) e dal sensibile incremento dei rilievi in materia di ritenute (+104,4 per cento rispetto al 2015), per un importo di oltre 1,3 miliardi. Si deve ritenere che la diminuzione complessiva degli esiti finanziari registrata nel 2016 si sia riflessa, in parte, già negli introiti da accertamento consuntivati dall’attività dell’Agenzia delle entrate nell’anno. Quanto al ricorso alle indagini finanziarie da parte del Corpo, esso appare sempre limitato e in decremento rispetto all’anno precedente, anche se nel 2016 si è registrato un incremento degli imponibili determinati. I pur limitati dati che è stato possibile acquisire relativamente ai procedimenti penali tributari mettono in luce, dopo le modifiche recate alla disciplina contenuta nel d.lgs. n. 74 del 2000 dai decreti legislativi n. 128 del 5 agosto 2015 e n. 156 del 24 settembre 2015, una notevole riduzione delle notizie di reato segnalate alle procure penali già dagli ultimi mesi del 2015 e, in misura ancora maggiore, nel corso del 2016. Quanto all’andamento dell’IVA va evidenziato come anche nel 2016 si sia confermato il trend in crescita avviato a partire dal 2014. Il gettito si è assestato ad oltre 124 miliardi (+5,2 miliardi in termini assoluti, +4,3 in termini percentuali). L’aumento è interamente riconducibile alla componente relativa agli scambi interni (+5,9 miliardi), trainata dai versamenti da split payment e dal meccanismo del reverse charge, mentre l’IVA sulle importazioni diminuisce di poco meno di un miliardo: diminuzione determinata, come era avvenuto nel 2015, dal mercato degli olii minerali e in particolare dalla diminuzione del prezzo del greggio. Sul versante dei crediti portati in compensazione (dei debiti tributari e contributivi), essi hanno superato i 50 miliardi complessivi, con una crescita di oltre il 6 per cento rispetto al 2015. La crescita rispetto all’anno precedente risulta determinata principalmente dalle maggiori compensazioni registrate per IRPEF (+1,8 miliardi), per IVA (+1,3 miliardi) e per Recupero del bonus di 80 euro erogato dai sostituti d’imposta (+0,6 miliardi). In flessione la dinamica dei rimborsi erogati dall’amministrazione, che complessivamente diminuiscono rispetto al 2015 di 1,6 miliardi. Tale risultato deriva da un incremento di quasi 2 miliardi nei rimborsi erogati ai fini IVA e da una flessione di oltre 3,5 miliardi nei rimborsi erogati ai fini dell’imposizione sul reddito. Oggetto di una specifica analisi sono state le diverse iniziative adottate per la promozione della tax compliance e il miglioramento dei servizi ai contribuenti, tra le quali l’invio di comunicazioni ai contribuenti, realizzata grazie ad un più tempestivo incrocio dei dati che confluiscono in Anagrafe tributaria e l’adozione della fatturazione elettronica e della comunicazione telematica dei dati delle fatture IVA, in attuazione delle disposizioni contenute nell’articolo 1, commi 634 e 635, della legge n. 190 del 2014, nonché di quelle recate dal d.lgs. n. 127 del 2015 e dal DL n. 193 del 2016.

Le entrate finali da accertamento e controllo Le entrate da accertamento e controllo sono definite al netto degli introiti riferibili a forme di “condono” e comprendono gli importi delle sanzioni e degli interessi relativi, nella misura recata dagli specifici capitoli del Titolo II. Queste “correzioni” consentono di rendere omogenea la serie storica, escludendo il concorso di fattori contingenti e superando le diverse classificazioni intervenute nel tempo (fino a tutto il 1999 le entrate da sanzioni e interessi erano contabilizzate fra le entrate tributarie). I risultati conseguiti (Tavola 1.3) offrono le seguenti indicazioni. Gli accertamenti, pari a 64,5 miliardi, segnalano una flessione rispetto al 2015 (-2,5 per cento), confermando, in ogni caso, una linea di tendenza in cui l’attività di controllo svolge un ruolo non secondario nella dinamica del gettito.
Tale ruolo, d’altra parte, risulta più evidente alla luce delle entrate effettivamente affluite all’Erario: nel 2016, infatti, risultano aumentate sia le riscossioni di competenza, che si attestano a circa 13,2 miliardi, che i versamenti di competenza, pari a oltre 12,6 miliardi (rispettivamente +34,7 e +36,3 per cento). In entrambi i casi, si segnala la forte accelerazione (dell’ordine del 60 per cento) registrata nell’ultimo quinquennio. L’indice di riscuotibilità di competenza (rapporto fra il riscosso di competenza e l’accertato) presenta un livello (prossimo al 20 per cento) che, anche se non elevato, segnala comunque un deciso miglioramento rispetto al 2015 (+15 per cento) e, soprattutto, rispetto al 2012 (+12 per cento). La riscossione in conto residui evidenzia un’ulteriore accelerazione (+7,6 per cento), un esito che riflette sia una minore formazione dei residui sia, un processo di smaltimento accelerato dai sostenuti abbattimenti operati dall’Amministrazione. La riscossione totale completa il quadro positivo: collocatasi a poco meno di 18 miliardi, con un aumento del 26,4 per cento, conferma la tendenza al rialzo manifestatasi già negli anni precedenti, portando a oltre 5 miliardi (+47,7 per cento) il volume degli introiti aggiuntivi conseguiti dall’inizio del quinquennio.

2. L’attività di accertamento e di controllo tributario

2.1. Come per il passato, la valutazione dell’attività di controllo posta in essere dall’Agenzia delle entrate nel 2016 rende necessario tenere distinti i risultati conseguiti nell’ambito dell’attività di accertamento e controllo sostanziale, da quelli conseguiti a seguito dell’attività di liquidazione automatizzata delle dichiarazioni e degli atti, gestita sulla base di procedure informatiche centralizzate. La prima riflette, infatti, in modo specifico e diretto l’attività di contrasto all’evasione sostanziale svolta dagli uffici dell’Agenzia, anche con la collaborazione dalla Guardia di finanza, mentre la seconda consegue in modo automatico al comportamento non 8 Dato fornito dal Direttore dell’Agenzia delle entrate con nota n. 93862 del 12 maggio 2017. Peraltro, l’analisi dell’attività di controllo e accertamento sostanziale svolta dall’Agenzia delle entrate nel 2016 implica una ulteriore peculiare discriminazione, essendo confluiti nel risultato complessivo rendicontato di 10.588 milioni anche gli introiti, pari a 4.113 milioni, conseguiti a seguito del controllo delle 129.565 istanze presentate nel 2015 ai fini della collaborazione volontaria per l’emersione delle illecite disponibilità possedute all’estero (c.d. voluntary disclosure) 9 , istanze che hanno dato luogo nel 2016 a 323.861 atti di accertamento/adesione. Tale specifica attività operativa, di carattere straordinario, si è caratterizzata per modalità esecutive molto diverse dalla tradizionale attività di controllo e accertamento pur avendo comportato, evidentemente, un elevato assorbimento di risorse operative per il trattamento delle istanze10 . Appare pertanto necessario, nel rappresentare i risultati finanziari ed operativi dell’attività di controllo sostanziale svolta nel corso del 2016, enucleare i dati che riguardano detta specifica attività per fornirne più avanti (paragrafo 3.4) una distinta valutazione sulla base dei pur limitati elementi informativi che è stato possibile acquisire. Venendo quindi all’ordinaria attività di accertamento e controllo sostanziale i risultati finanziari del 2016 mettono in luce una notevole flessione rispetto a quanto conseguito negli anni precedenti, essendo gli introiti diminuiti del 17,2 per cento rispetto al 2015 e del 20,3 per cento rispetto al 2014. Meno rilevante risulta essere la flessione degli introiti da controlli documentali ex art. 36- ter del d.P.R. n. 600 del 1973, che si riducono rispetto all’anno precedente del 3,9 per cento. Va, peraltro, segnalato come in prospettiva la progressiva riduzione degli introiti derivanti da tale particolare tipologia dovrebbe accentuarsi, in coerenza con la progressiva entrata a regime della dichiarazione precompilata, considerato che i controlli da 36-ter concernono essenzialmente detrazioni correlate ad oneri ormai diffusamente interessati alla precompilazione quali spese mediche, ecc.
Per le medesime ragioni, anche con riferimento al numero degli accertamenti sostanziali posti in essere nel 2016 ai fini delle Imposte sui redditi, dell’IVA e dell’IRAP, occorre tenere distinta la produzione degli accertamenti ordinari e di quelli parziali automatizzati dalle adesioni alla voluntary disclosure. Infatti, se si escludono dal novero degli accertamenti eseguiti le 323.861 adesioni da voluntary discosure, il numero dei prodotti realizzati risulta in diminuzione del 33,8 per cento rispetto all’anno precedente, passando da 301.996 a 199.990. All’interno di tale categoria di controlli, gli accertamenti da studi di settore diminuiscono drasticamente (-53,8 per cento, passando da 8.149 nel 2015 a 3.765 nel 2016). Ciò conferma la marginalità ormai da tempo assunta dagli studi ai fini dell’azione di diretta rettifica delle basi imponibili dichiarate. Rilevante anche il decremento del numero dei controlli sui crediti di imposta indebitamente compensati mediante mod. F24, che passano da 10.195 nel 2015 a 7.606 nel 2016 (-25,4 per cento). In sensibile flessione anche il numero degli accertamenti parziali automatizzati, che diminuisce del 22,3 per cento, passando da 286.015 a 222.217. Tali controlli, basati direttamente su incroci dei dati presenti nell’Anagrafe tributaria, sono generalmente di agevole esecuzione anche se di minore rilevanza e significatività. Il loro decremento è, con ogni evidenza, correlato anche alle numerose comunicazioni che l’Agenzia delle entrate ha inviato ormai da diversi anni per segnalare ai contribuenti omissioni riscontrate in via automatizzata e che, come si riferisce più avanti (si veda la tavola 2.22), hanno dato luogo, in parte, a ravvedimento operoso. Al riguardo non può che rinnovarsi l’auspicio che un’evoluzione degli strumenti di acquisizione e di incrocio delle informazioni aventi rilievo fiscale possa consentire di metterle a disposizione dei contribuenti già nella fase dichiarativa, allo scopo di accrescere l’attendibilità delle relative basi imponibili esposte, in coerenza con le disposizioni contenute nell’art. 1, commi 634 e segg., della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (legge di stabilità 2015)11. In particolare ci si riferisce all’acquisizione dei dati relativi alle fatture e ai corrispettivi, la cui conoscenza, insieme a quella dei relativi flussi finanziari, potrebbe essere decisiva per ridurre i fenomeni evasivi di massa. Lievemente più contenuta, rispetto alla flessione numerica generale, la flessione relativa al numero degli accertamenti nel settore registro che passano da 33.203 nel 2015 a 27.055 nel 2016 (-18,5 per cento).
Va, comunque, osservato che la notevole riduzione dell’attività di accertamento ordinaria non è da mettere in relazione soltanto all’impegno straordinario derivante dalla gestione delle istanze di collaborazione volontaria, che come già rilevato, ha coinvolto in misura certamente rilevante anche se non rendicontata dall’Agenzia delle entrate, il personale già addetto all’attività di controllo, ma va correlata anche al perdurante indebolimento delle risorse umane a disposizione. Dai dati forniti dall’Agenzia delle entrate emerge, infatti, che il personale non dirigente complessivamente in servizio nel ramo Entrate è passato da 41.961 unità del 31 dicembre 2010 a 39.195 unità del 31 dicembre 2016, con una flessione del 6,6 per cento negli ultimi 6 anni. A ciò si aggiunga che anche nel 2016, come già nel 2015, hanno continuato a manifestarsi le gravi difficoltà funzionali conseguenti alla sentenza n. 37 del 2015, con la quale la Corte costituzionale ha dichiarato illegittime le norme che davano la possibilità di attribuire incarichi dirigenziali a funzionari della Terza area. Ciò ha determinato, a decorrere dal mese di marzo del 2015, la improvvisa caducazione di complessivi 874 incarichi di funzioni dirigenziali che costituivano l’asse portante dell’organizzazione centrale e territoriale dell’Agenzia, in primo luogo per le attività di controllo fiscale. A causa di ciò, pertanto, l’apparato operativo ha subito un drastico e rilevantissimo depauperamento i cui riflessi sono evidenti nei risultati conseguiti anche nell’anno in esame. Pure in flessione (-18,3 per cento) si presentano le attività di controllo documentale ex art- 36-ter del d.P.R. n. 600 del 1973 svolte nel 2016, passate da 516.383 nel 2015 a 421.881 nel 2016. In questo caso, tuttavia, come già evidenziato a proposito della parallela progressiva riduzione degli introiti derivanti da tale tipologia di controlli, va segnalato come, almeno in termini prospettici, la diminuzione appaia coerente con la progressiva entrata a regime della dichiarazione precompilata, considerato che i controlli da 36-ter concernono essenzialmente detrazioni correlate ad oneri ormai diffusamente interessati alla precompilazione, quali spese mediche, ecc.

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