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Di Luciano Cerasa

 

La flat tax ce l'abbiamo già. Dai 28mila euro in poi l'aliquota marginale totale, sotto l'effetto di bonus, assegni e detrazioni, è uguale per tutti. Sono queste le conclusioni a cui è giunta una delle prime ricerche pubblicate sul nuovo sito dell'Uvi, che sta per ufficio valutazione impatto del Senato della Repubblica ed è presieduto dal Presidente di Palazzo Madama, Pietro Grasso. Questa sul fisco è una delle prime, approfondite analisi concluse e pubblicate sul sito istituzionale sugli effetti ex-post delle leggi, dopo un iter di formazione del personale iniziato nel 2015. Nella ricerca dal titolo molto esplicito “La giungla delle aliquote effettive” gli analisti sono partiti dal calcolo delle cosiddette aliquote marginali, molto poco sconosciute. In materia di tasse, spiegano all'Uvi, gli italiani tendono soprattutto a percepire l'entità complessiva del prelievo, da un lato, e dall'altro i soli scaglioni dell'imposta più conosciuta, l'Irpef. Ma accanto alle cosiddette aliquote esplicite dell'Irpef esistono molte aliquote implicite - contributi, detrazioni da lavoro, detrazioni per carichi familiari, addizionali locali, bonus 80 euro, assegni al nucleo familiare - che non sono esplicitamente stabilite ma generate da un gioco di soglie di ingresso o di uscita, diritti di accesso, tetti ed esclusioni, scaglioni, vincoli di incapienza, trasferimenti personali e familiari in busta paga, connessi o meno al tenore di vita del contribuente. E' la somma dell'Irpef e delle aliquote implicite che costituiscono le aliquote marginali effettive (Ame) a determinare quanto resterà effettivamente in tasca al contribuente una volta pagate le tasse e incassati gli eventuali benefit. È un sistema complesso di cui si è persa forse la piena consapevolezza, visto il numero degli strumenti e la mole di piccoli e grandi interventi che si sono accumulati nelle diverse legislature. Ma il suo peso ha una grande importanza: le AME possono incidere su offerta di lavoro, redistribuzione delle risorse ed evasione fiscale. E i risultati cui sono giunti gli esperti del Senato e del Dipartimento delle Finanze sulle Ame sono clamorosi, ben lontani dai principi costituzionali dove si sancisce che chi guadagna di più in proporzione deve pagare di più. L'andamento della curva globale delle varie aliquote, che in teoria dovrebbe crescere costantemente con il variare del reddito, schizza con picchi positivi o negativi intorno ad alcuni snodi come un sismografo impazzito, dividendo la struttura italiana in tre grandi categorie: l’esenzione, un livello intermedio fino a circa 28mila euro di imponibile Irpef, ed un livello massimo indifferenziato tra 28mila e l'infinito, dove l'aliquota marginale rimane sostanzialmente invariata, anziché crescente, fino a svariati milioni di reddito.
Uno dei fattori più sconvolgenti sull'equità e della razionalità del prelievo negli ultimi anni, segnalano i ricercatori, è stato il famoso bonus di 80 euro. L'assegnazione dei 960 euro annui al superamento della soglia esente determina, insieme a un’aliquota marginale fortemente negativa, una riduzione dell’aliquota media. In altre parole, il sistema trasferisce più soldi a chi ha più reddito. Altri due salti di aliquota rilevanti, ma questa volta in alto, si registrano, in corrispondenza del superamento della soglia esente di circa 8.150 euro (addizionali che si pagano sull’intero reddito) e dell’intervallo in cui il bonus di 80 euro mensili comincia a scendere, tra i 24mila e 26mila euro di reddito complessivo, dove si arriva a pagare il 48% del reddito generato dal solo bonus. Insieme alle altre aliquote, legali ed implicite, in questo intervallo così densamente "popolato", la tassazione sfiora e supera, in taluni casi - secondo gli analisti del Senato e del Dipartimento delle finanze - il 100 per cento dell’eventuale incremento di reddito.

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