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Di Lelio Violetti

 

In questo periodo di strabilianti e fantasiose proposte di riforma del fisco, o meglio di programmi elettorali che prevedono drastici ed irrealizzabili abbassamenti delle tasse e, in alcuni casi, pianificano lo smantellamento del nostro sistema tributario, l'analisi dell'ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco, contenuta nel libro “Colpevoli Evasioni”, edito dall’Università Bocconi di Milano, rappresenta una salutare immersione nella realtà. 
Nelle pagine iniziali il professor Visco analizza e descrive in modo semplice, didascalico e didattico a cosa servono le imposte, in particolare illustra la loro stretta connessione con la salvaguardia e la tenuta dello stato sociale; chiarisce quali sono le motivazioni che spingono, chi può, ad evaderle ed evidenzia il loro ruolo politico di ridistribuzione della ricchezza e di difesa dei più poveri.
Questo preambolo è propedeutico a concentrare l’attenzione sul problema base del nostro sistema impositivo, l’evasione, che tutti esorcizzano e con grande timidezza condannano ma in concreto nessuno ha voglia di contrastare in quanto una sua significativa diminuzione metterebbe in crisi interessi consolidati corporativi e soprattutto andrebbe a colpire una parte consistente della base elettorale che ogni politico aspira a farsi amica.
Le cifre dell’imponente massa di denaro che ogni anno sono sottratte dall’evasione al nostro fisco sono ormai note ed è ampiamente conosciuto e dettagliato il fatto che questa è concentrata soprattutto in alcune tipologie di contribuenti, soprattutto nel lavoro indipendente.
Sottolinea il professor Visco che si tratta d’una evasione di massa a cui contribuiscono individualmente un bel numero di contribuenti con cifre contenute che sommate assieme portano ad un importo complessivo di oltre 100 miliardi di euro ripartiti su più imposte.
Merito non piccolo del libro è il fatto che nella seconda parte propone soluzioni chiare, semplici, logiche, concrete, rapidamente fattibili e atte a ridurre, in poco tempo, drasticamente il fenomeno, riportandolo nella normalità e a percentuali, sul totale delle entrate, simili a quelle degli altri paesi economicamente avanzati e comparabili con il nostro.
Gli interventi proposti sono in linea e in continuità con quanto realizzato da Visco nella sua esperienza di governo negli esecutivi guidati da Prodi (1996-1998), D’Alema (1998-2000) e Prodi (2006-2008). 
Come evidenzia nel libro la tabella “Rapporto tra consumi e gettito Iva (1990-2015)” questi provvedimenti legislativi sono e restano gli unici che nel periodo hanno portato ad un incremento significativo del gettito Iva e non a caso sono stati in gran parte subito cancellati dai successivi governi Berlusconi a tutela degli interessi della base elettorale che lo aveva condotto al governo del paese.
La madre di tutte le evasioni è quella dell’Imposta sul valore aggiunto (Iva), imposta che, per importi nell'insieme rilevanti, è sottratta all’erario in tutte le fasi, intermedie e finali, in cui si articola il suo pagamento che materialmente grava sull’ultimo acquirente.L’Iva è evasa in prevalenza da piccoli contribuenti, che svolgono attività d’impresa e professionali, i quali non solo sottraggono illegalmente risorse alla collettività ma frenano indirettamente anche la crescita dimensionale delle strutture aziendali che operano nello stesso settore e fanno gravare in modo improprio il carico impositivo, sottratto indebitamente, sugli altri contribuenti che non possono evadere in quanto i loro proventi sono tracciati e certificati da un soggetto terzo (datore di lavoro ed ente pensionistico).
È del pari vero, come afferma il professor Visco nel libro, che chi opera in prima persona in un’attività economica con una struttura di piccole dimensioni, spesso a carattere familiare, rischia e si sacrifica direttamente e di conseguenza una piccola percentuale di evasione da parte di questi soggetti è considerata fisiologica ed è “tollerata” anche nei paesi dove l’adesione spontanea all’obbligo fiscale è elevata.
Ma in Italia i dati sull’evasione, riportati nei diversi studi pubblicati in questi ultimi anni, sono impressionanti sia in termini di soggetti coinvolti che d’imposta dovuta non pagata correttamente.
Nella soluzione formulata il professor Visco propone di arrivare, per risolvere alla radice il problema, ad una tracciatura di tutti i redditi da parte di un soggetto terzo che funziona da sostituto, come nel caso del lavoro dipendente e delle pensioni. A tal proposito ci sono due aspetti, collegati all’uso delle tecnologie, che riteniamo utile ed opportuno approfondire.
A pagina 70 del suo libro il professore, nel differenziare chi ha la possibilità di evadere da chi non ha questa possibilità, scrive: “… se il problema deriva dalla presenza o assenza di dichiarazioni sostitutive al fisco da parte di terzi, con le moderne tecnologie informatiche non è impossibile creare una rete di comunicazioni dirette ed indirette che possono ristabilire un’effettiva parità di trattamento tra i diversi contribuenti.”
In merito a questa asserzione c’è da osservare che se la spesa informatica, piuttosto elevata, che l’Agenzia delle entrate ha sostenuto in questi ultimi anni per la cosiddetta “dichiarazione precompilata”, fosse stata indirizzata prioritariamente verso l’ambito della tracciatura del lavoro indipendente, come inizialmente aveva fatto ben sperare l'ex direttore dell'Agenzia Rossella Orlandi, la rete di comunicazioni definita da Visco sarebbe già a buon punto.
In realtà quello che è accaduto con la dichiarazione precompilata del 2017 (per i redditi 2016) va in una diversa direzione in quanto si è messa in piedi una infrastruttura tecnologica costosa e capillare al servizio, praticamente esclusivo, del trattamento dei dati relativi alle deduzioni e detrazioni richieste nella stragrande maggioranza da chi non può evadere, dipendenti e pensionati.
Si spende in campo informatico soprattutto per tracciare le spese deducibili e detraibili e agevolare i dipendenti e i pensionati nell’adempimento dei loro obblighi quasi ci fosse, da parte dell’amministrazione, una cattiva coscienza nei confronti di questi soggetti nei fatti impossibilitati ad evadere.
Da questo punto di vista c’è da porsi i quesiti che seguono. Nel primo semestre dell’anno passato si sono movimentate telematicamente decine di milioni di spese sanitarie per i ticket per farle correttamente dedurre ai contribuenti interessati. Un enorme traffico di dati sulla rete per far dedurre un importo del 19% della spesa che poteva essere scontato direttamente alla cassa della farmacia tanto sono soldi comunque pubblici. Quanto è costato tutto ciò?
Queste risorse non potevano essere utilizzate per monitorare i ricavi del lavoro indipendente?
Questo ci porta a riflettere anche sul secondo aspetto, anch’esso ben evidenziato nel libro, che è relativo all’attività di controllo e di accertamento dell’evasione che in Italia è svolta in gran parte a posteriori dopo anni. Come dimostrato nel libro questo modello non funziona e produce scarsi risultati.
Conseguentemente c’è necessità ed urgenza che la nostra amministrazione fiscale, come avviene in tutte le agenzie fiscali dei paesi economicamente avanzati, si attrezzi e si organizzi per intervenire preventivamente, attraverso il monitoraggio dei ricavi, dei corrispettivi, dei compensi, dei costi e dei versamenti Iva.
Per fare questo la “rete di comunicazioni”, prospettata dal professor Visco è fondamentale e solo con un utilizzo corretto ed intelligente delle nuove tecnologie si potrà avviare un processo fondamentale per il nostro paese che è quello di ridurre l’evasione per abbassare le tasse a chi onestamente le paga.

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