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Il ministero dell'Economia e delle Finanze ha pubblicato le statistiche sugli Studi di Settore relative alle dichiarazioni presentate nel 2017 (anno di imposta 2016). Pescatori, gestori di impianti sportivi e di centri termali, ceramisti/piastrellisti, mercerie sono le categorie di contribuenti che nel 2017 hanno dichiarato i redditi più bassi, inferiori a 10.000 euro. I gestori di impianti sportivi arrivano a 3.100 mentre i pescatori a 4.700 euro. I piccoli commercianti al dettaglio di filati per maglieria e di merceria hanno raggiunto un reddito di 7.200 euro. In aumento i guadagni degli studi notarili con 285.000 euro e le farmacie con 121.000 euro. Il Mef conferma i dati economici in ripresa nel paese. Nel 2016 si è registrata in Italia una crescita del Pil dell'1,7% in termini nominali e dello 0,9% in termini reali che ha consolidato il rilancio dell'economia. L'applicazione degli studi di settore nel 2016 ha riguardato circa 3,2 milioni di soggetti (62,2% persone fisiche), in calo del 5,1% rispetto all’anno precedente. Questo perché c'è stato un aumento delle adesioni al regime forfettario, che non prevede l’applicazione degli studi di settore ai soggetti che aderiscono a tale regime semplificato. Il regime forfettario, introdotto con la Legge di Stabilità per il 2015, è stato modificato dalla Legge di Bilancio per il 2016 che ha rivisto al rialzo le soglie massime dei ricavi e dei compensi previste per potervi accedere. Questo ha portato ad un aumento delle adesioni. Stando alla classifica redatta dal Dipartimento delle Finanze del Mef emerge che i redditi dei professionisti doppiano quello dei commercianti. Il settore delle attività professionali ha dichiarato un reddito medio di euro 47.780 (+7,8% rispetto al 2015) contro il reddito medio dichiarato dal settore del commercio di euro 23.680 (il più basso reddito medio anche se c'è stato un incremento dei guadagni del +5,2%). A parte le due categorie che hanno dichiarato di più (professionisti) e dichiarato di meno (commercianti) nella classifica troviamo al secondo posto dei redditi dichiarati le attività manifatturiere con euro 40.460, con un +8,1%; e a seguire il settore dei servizi con euro 28.620, con un +4,1%.

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