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Sono stati consegnati a Roma i premi Lef per le migliori tesi di laurea in materia tributaria. Alla cerimonia nella cornice dell'Istituto Santa Maria in Aquiro del Senato sono intervenuti il viceministro dell’Economia Enrico Morando, il direttore dell’Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi, il consigliere della Corte dei Conti Massimo Romano, il professore emerito di filosofia del diritto Eligio Resta e il professore di scienza delle finanze Bruno Bises e il presidente di Lef Orlando De Mutiis. La consegna dei premi è stata, dunque, anche l’occasione per un’ampia riflessione sulle strategie da adottare per migliorare l’efficacia e l’equità del nostro sistema tributario.

Enrico Morando, si è soffermato sul rapporto tra crescita economica e prelievo tributario evidenziando come tra i fattori che penalizzano la crescita della produttività nel nostro paese via sia uno squilibrio del prelievo a danno del lavoro e dell’impresa. Per ridare competitività alla nostra economia, la cui crescita “è drammaticamente insufficiente” occorre –ha detto- "portare la pressione fiscale su lavoro e impresa allo stesso livello della Germania”. Occorre perciò, ha sottolineato, una strategia d'urto da attuare in due anni con una riduzione del prelievo su lavor e impresa a regime al 2018 di circa 37 miliardi di euro l'anno. "Le misure strutturali già adottate -ha precisato- costano circa 17 mld complessivamente. Se in due anni, nelle condizioni di finanza pubblica difficili abbiamo compiuto metà della strada necessaria perchè pensare che nei prossimi due anni sia impossibile completarla?"

Un intervento che, ad avviso di Morando, andrebbe concentrato "nella riduzione del cuneo fiscale e contributivo". "Se potessi scegliere io -ha precisato- opterei per la fiscalizzazione degli oneri contributivi riducendoli in parti uguali tra lavoro e impresa per 4-5 punti complessivi". Dove trovare le risorse. Per Morando due le strategie da adottare: da un lato accrescere il gettito da imposte sui consumi riducendo significativamente l'evasione dell'Iva e dall'altro dalla revisione della spesa pubblica. "L'evasione Iva -ha detto- è la madre di tutte le evasioni. Più che fare la faccia feroce coi vacanzieri di Cortina conviene conviene puntare risolutamente sulle enormi potenzialità delle tecnologie. Oggi, è attiva la piattaforma tecnologica dove arrivano tutte le fatture dei privati verso la Pubblica Amministrazione. Funziona. Vuol dire che si può. Bisogna far sì che tutti i privati siano spinti – da un ben organizzato sistema di incentivi e disincentivi, a mettere su di un’unica piattaforma tutte le loro fatture, in ingresso e in uscita. Esempi recenti – il Portogallo, ma anche Australia e Nuova Zelanda – dimostrano che si possono ottenere risultati impressionanti, che semplificano la vita ai contribuenti leali, e la complicano un po’, utilmente, per i soliti furbi".

Un tema quello della lotta all’evasione ripreso sia Da Rossella Orlandi che da Massimo Romano. L' Agenzia delle Entrate –ha detto Orlandi- cambia schema e dice addio alla filosofia controllore-controllato. 'Scommetto sulle persone normali e oneste, piu' che su sanzioni e controlli, si punta a fare prevenzione e ad instaurare un dialogo con i contribuenti – ha spiegato Orlandi - con risultati che si vedono: dalle attivita' di prevenzione sull' Iva all' invio delle lettere di ''compliance'' sugli ' studi di settore' per avvisare i contribuenti ed invitarli a mettersi in regola, senza considerare le lettere da studi di settore, su 300 mila comunicazioni di compliance due terzi degli italiani si sono adeguati da soli. Potevano far finta di niente e aspettare il controllo invece hanno accolto il nostro invito a rimediare agli errori”. Più critico invece Romano che ha evidenziato alcuni fenomeni preoccupanti già richiamati dalla Corte dei Conti. “Un numero sempre maggiore di contribuenti –ha detto- dichiara le imposte ma non le versa. Nel 2013 tale somma ha raggiunto i 15,8 miliardi. E in molti casi si tratta di somme che non saranno mai incassate dall’erario. E ciò sia perché in molti casi siamo in presenza di preordinate strategie volte ad eludere l’adempimento tributario, ma anche perché negli ultimi anni lo stato ha indebolito la sua capacità di riscossione”. Occorre quindi, ad avviso di Romano, adottare nuove strategie, mettendo l’Agenzia delle Entrate in condizione di intervenire prima, anche nella fase che precede la dichiarazione e il versamento delle imposte per spingere il contribuente ad adempiere correttamente e dissuaderlo da comportamenti elusivi ed evasivi.

Di respiro accademico l’intervento di Bruno Bises che si è soffermato sulla composizione del prelievo fiscale analizzandone gli effetti sulla crescita e la funzione redistributiva. Bises ha evidenziato come nel corso degli anni le modifiche apportate all’Irpef hanno determinato un progresivo restringimento della base imponibile finendo per concentrare il prelievo su poche tipologie di redditi e in particolare sui lavoratori e pensionati. Eligio Resta nella sua lezione magistrale su “legalità e bene comune” ha evidenziato le contraddizioni della società moderna e lo smarrimento del senso di comunità che si ritrova nell’atteggiamento verso l’adempimento fiscale. I furbi –ha evidenziato- ci possono essere perché c’è chi fa il proprio dovere. E soffermandosi sulla complessità del sistema ha ricordato come ogni tentativo di semplificazione finisce per generare nuove complessità. Il presidente di Lef Orlando De Mutiis, infine ha sottolineato le finalità del premio Lef “volto a riconoscere il merito e l’impegno dei giovani nello studio e nel prepararsi al loro inserimento nel mondo del lavoro”. Alla terza edizione –ha detto- hanno partecipato 39 laureati provenienti da 19 università presentando lavori valutati dalla giuria di “rilevante interesse” per i temi trattati e di “particolare pregio” per il loro svolgimento. I riconoscimenti sono andati a Giulia Trasmondi, Giovanni Chiarini e Roberta Damasi. Trasmondi, laureata alla Luiss di Roma, ha affrontato il tema della compliance tra fisco e contribuente nel nuovo regime dell'adempimento collaborativo, Chiarini, dell'Università degli studi di Parma, ha analizzato un tema classico: il dovere fiscale nella Costituzione, mentre Damasi, della Luiss di Roma, ha concentrato la sua attenzione sulla tassazione delle imprese digitali.

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