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Di Luciano Cerasa

Dopo i primi due anni di sperimentazione parte la terza stagione del 730 precompilato. I contribuenti che fanno da soli sono ancora pochi, la gran parte fa gestire la propria posizione agli intermediari. Sulla precompilata continua a pesare la complessita dell'Irpef e la vera e propria valanga di deduzioni e detrazioni distribuite per anni come mance da decine di governi di ogni colore senza mai cambiare sistema dai tempi della grande riforma del 1972. Proprio per questo la novità finora ha scalfito solo in minima parte la pletora di intermediari sempre più ipertrofica. In pratica l'obiettivo di rivitalizzare il rapporto diretto tra amministrazione e contribuenti è stato raggiunto solo in minima parte. Secondo l'ultima relazione della Corte dei Conti, nel 2015 i Pin rilasciati ai contribuenti sono stati 2 milioni 384mila, dei quali 2 milioni 131 mila 731 sono stati richiesti per la dichiarazione precompilata. Nel 2016, ha spiegato Orlandi, hanno trasmesso direttamente il 730 circa 2 milioni di soggetti, contro 1,4 milioni del 2015. Complessivamente, i contribuenti che si sono rivolti a Caf, professionisti e sostituti d’imposta che prestano l’assistenza fiscale sono circa 17,9 milioni. “In oltre il 95% dei casi i dati proposti sono stati accettati dai cittadini” sottolinea Orlandi. Il fatto è che per l'attività di assistenza fiscale prestata dai Caf e dai professionisti abilitati, lo Stato riconosce loro per ogni dichiarazione 13,60 euro, 15,40 euro e 16,90 euro, per le attività svolte rispettivamente negli anni 2015, 2016 e a partire dal 2017. Ma solo “se la dichiarazione è trasmessa senza modifiche dei dati indicati nella dichiarazione”. Ed euro 14,30, euro 16,60 ed euro 17,70 “se la dichiarazione è trasmessa con modifiche che comportano variazione dei dati indicati”. Insomma un click e l'incasso è assicurato per l'intermediario. Un fiume di denaro che finisce in gran parte nel variegato mondo dei Caf, dove si ripetono le denunce di casi di personale sfruttato e sottopagato.

L’Agenzia delle Entrate non sempre considera tutti i dati che gli sono arrivati per predisporre i 730. Quest'anno l’agenzia ne ha precompilati 20 milioni, a cui si aggiungono altri 20 milioni di modelli Redditi (ex Unico) che potranno essere inviati online fino al 2 ottobre. Se si contano anche i familiari a carico, i dati precaricati riguardano in totale, oltre 59,7 milioni di cittadini, praticamente tutti i residenti italiani. Quest’anno sono confluiti nei server del Fisco oltre 800 milioni di dati. Tra questi 690 milioni di documenti fiscali relativi a spese sanitarie; circa 94 milioni di dati sui premi assicurativi; più di 7,6 milioni di bonifici per ristrutturazioni, arredo e risparmio energetico. E ancora: oltre 8 milioni di interessi passivi sui mutui contratti dagli italiani; circa 5 milioni e 600 mila dati relativi a ristrutturazioni condominiali e quasi 4 milioni e mezzo di dati relativi a contributi previdenziali.

Ma al di la dei dati inseriti ciò che frena l'invio diretto del 730 precompilato da parte dei contribuenti è la complessità delò sistema. "La mole di agevolazioni della nostra Irpef non è confrontabile con nessun altro sistema fiscale economicamente comparabile con il nostro” segnala l'esperto di informatica tributaria Lelio Violetti, che per molti anni ha lavorato all'Anagrafe tributaria e che oggi elabora studi e ricerche statistiche sulle banche dati delle imposte per Lef, l'associazione per l'equità e la legalità fiscale.
Negli Stati Uniti, che è il paese che ne ha di più, osserva Violetti, il totale fra detrazioni e deduzioni contabilizzabili assomma ad una trentina. Inoltre i contribuenti Usa hanno la possibilità di optare per una deduzione forfetaria (rispetto a quelle richieste analiticamente) grazie alla quale oltre il 65% non inserisce le spese deducibili in dichiarazione e quindi non conserva la relativa documentazione. In Gran Bretagna dipendenti e pensionati attraverso il sistema Paye non presentano dichiarazione. In Francia e Spagna ci vogliono tra i dieci minuti e mezz’ora per compilare e presentare la dichiarazione dei redditi. La richiesta delle agevolazioni invece in Italia muove centinaia di milioni di documenti. “È uno spreco impressionante di energie, tempo e denaro - conclude l'esperto tributario - anche in considerazione del fatto che circa dieci milioni di contribuenti, un quarto del totale, quelli più bisognosi, non potranno usufruirne perché incapienti: sembra quasi che si è deciso di far girare l’economia attraverso l’apparato privato e pubblico, distratto per tale ragione dal controllo dell’evasione, che segue la dichiarazione dei redditi delle persone fisiche”.

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