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A pochi giorni dalla scandenza dei termini per la presentazione delle domande, fissata al 31 luglio, la seconda versione della voluntary disclosure, la definizione agevolata delle pendenze con il fisco per chi ha nascosto capitali consistenti all'estero e perfino sotto le piastrelle del salotto, continua a essere un flop. Sui due canali telematici dell’agenzia delle Entrate (Entratel e FiscOnline) sono arrivate circa 7.500 domande, solo il 28% delle 27mila istanze attese, nonostante la base imponibile da aggredire sia stata quantificata dai tecnici del ministero tra gli 80 e i 130 miliardi. Il governo a questo punto sta per giocare l'ultima carta: un prolungamento dei termini di adesione alla voluntary bis con un decreto del premier (Dpcm) per spostare le lancette dell'orologio a lunedì 2 ottobre. La gestione delle istanze presentate nel 2015 per la prima collaborazione volontaria ha dato luogo, nel corso del 2016, secondo i dati diffusi dalla Corte dei Conti, ad un introito di oltre 4,1 miliardi a fronte di quasi 130 mila istanze presentate. Del resto sul piano della deterrenza il fisco italiano non fa paura a nessuno. I controlli sostanziali languono e i capitali continuano a prendere la strada dei vecchi, cari paradisi fiscali, che non lo sono più solo per l'erario. Ma nonostante l'Italia si sia affidata a un accordo “operativo” per lo scambio automatico d'informazioni fiscali con 88 paesi, che dovrebbe partire in larga parte dal 2018 - dall'Albania all'Uruguay passando per le amministrazioni di paesi dai nomi fiscalmente poco rassicuranti come Liechtenstein, Bermuda e le varie Isole Cayman, Man, Cook, Faroe e Vergini britanniche –già si pensa a mettere “a regime ” stabilmente il condono della voluntary. Intanto il fenomeno dell'evasione fiscale tricolore aumenta implacabilmente. In un’analisi sull'a n da me nt o dell'evasione regione per regione, presentata dalla Confcommercio, l’economia non osservata (Noe) in Italia secondo l’ultima stima ufficiale diffusa dall’Istat risalente al 2014, risulta pari al 13% del prodotto lordo. A conti fatti sono più di 217 miliardi di imponibile sottratti al fisco con il rigonfiamento dei costi, la sottodichiarazione del fatturato, il lavoro irregolare (evasione contributiva), le attività illegali e informali. Nel Mezzogiorno quasi un quinto del valore aggiunto è prodotto da attività che sfuggono all’osservazione e alla tassazione dell’amministra - zione pubblica, a fronte di un valore di poco superiore al 12% nel Nord. Ma il dato non deve portare a conclusioni affrettate. Il valore aggiunto prodotto (non osservato e osservato) dalle regioni del meridione rappresenta, infatti, circa il 23% di quello nazionale a fronte del 56% di quelle del Nord. Ciò significa – sottolinea l'ufficio studi della confederazione dei commercianti - che, pur in presenza di u n’incidenza della Noe molto piu elevata nel meridione, è nel Nord dove si concentra oltre il 47% dell’economia sommersa.

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