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Di Luciano Cerasa

Da oggi i contribuenti potranno visualizzare via web i modelli contenenti i redditi da lavoro dipendente e le pensioni, gli affitti brevi, i fabbricati e i terreni, i redditi occasionali, le spese detraibili o deducibili e, per la prima volta, il dettaglio di come sono state utilizzate dallo Stato le proprie imposte relative al 2016. L’Agenzia delle entrate mette a disposizione sul proprio sito 20 milioni di modelli 730 e 10 milioni di modelli Redditi (l’ex modello Unico).

Su 20 milioni di dichiarazioni precompilate dall’Agenzia nel 2017 e messe a disposizione on-line, solo 2 milioni e quattrocentomila sono state scaricate e sottoscritte dai contribuenti. Di queste la gran parte sono state controllate, modificate all’occorrenza e inviate con l’ausilio di un commercialista o di un Caf. Con queste credenziali assai poco confortanti e con coefficienti di difficoltà sempre più elevati per gli altri oneri deducibili che sono stati aggiunti alla vecchia lista dal legislatore, l’Amministrazione finanziaria ripropone quest’anno l’operazione “precompilata”, in attesa dell’abolizione completa delle dichiarazioni dei redditi prevista dal direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini per il 2023. Con l'ingresso delle nuove facilitazioni fiscali per gli asili nido e le erogazioni liberali in favore del terzo settore, la dichiarazione precompilata quest’anno diventa il frutto dell’elaborazione di 925 milioni di dati pervenuti al Fisco. Nel dettaglio sono 720 milioni le spese sanitarie comunicate da farmacia e studi medici cliniche e ospedali, 16 milioni le informazioni relative ai bonifici per ristrutturazioni edilizie, 95 milioni i dati che riguardano i premi assicurativi. Il contribuente che vorrà controllare da solo la correttezza delle elaborazioni dell’Agenzia delle Entrate e non fosse dotato di un programma informatico adeguato si dovrà armare di santa pazienza e compulsare le 96 pagine più 16 di appendice che compongono le istruzioni. Ma prima di tutto dovrà dotarsi di un Pin dispositivo richiedendolo all’Agenzia delle Entrate, all'Inps e alla piattaforma di NoiPa (solo per i dipendenti pubblici), dotarsi di una smart card Cns (ma bisogna avere un lettore attrezzato) oppure accedere allo Speed, il sistema pubblico di identità digitale il cui obiettivo è fallito però lo scorso marzo. Per chi non ha le credenziali di accesso la via più rapida e rivolgersi a un ufficio territoriale che consegnerà le prime quattro cifre del Pin e la password per il primo accesso. Il resto arriverà per posta.

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