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Di Luciano Cerasa

Dalla “pace fiscale” con i contribuenti in mora all’armistizio sul fisco firmato tra le due anime della maggioranza. Nella trattativa sui contenuti del collegato fiscale alla manovra di Bilancio ci si era lasciati la settimana scorsa allo scontro apparentemente insanabile tra la Lega, che puntava a un condono generalizzato delle cartelle esattoriali messe in riscossione dal 2000 al 2018 fino a un milione di euro (il 99% delle ingiunzioni di pagamento) e i Cinquestelle che avevano tracciato la loro linea Maginot a 100mila euro (il 75%). Oggi spunta una bozza molto avanzata del decreto fiscale che aggira l’ostacolo riportando l’orologio della manovra gialloverde indietro alle due sanatorie dei due precedenti governi, varandone una terza rateizzata per 5 anni. La voglia leghista di far pace a tutti i costi con gli evasori – nonostante per la verità non sia mai scoppiata seriamente una guerra - condonando loro anche le imposte dovute, viene arginata concedendo lauti sconti per chi decide di rinunciare alle liti tributarie pendenti (406.946 al 30 giugno scorso) con l’Agenzia delle Entrate di ogni grado e giudizio. Nella bozza del collegato alla manovra si prevede che per i ruoli notificati fino al 30 settembre 2019 si possa pagare un importo pari al valore della controversia o, se l’Agenzia delle Entrate ha perso in primo o in secondo grado, una somma pari alla metà o ad un terzo della contestazione. Per “fare pace” sarà necessario aver litigato con il fisco dopo la contestazione di una cartella, fare domanda entro il 16 maggio e pagare cinque rate trimestrali tra il 2019 e il 2020. Il grado di adesione che il Ministero dell’Economia si attende dalla sanatoria non deve essere molto elevato, visto il gettito previsto. Nella relazione tecnica che accompagna il documento "si stima che i pagamenti avverranno in maniera assolutamente prevalente con pagamenti rateali sfruttando il numero massimo delle rate a disposizione; conseguentemente si può stimare che nel 2019 saranno effettuati versamenti in misura pari a 300 milioni di euro (60% del gettito complessivo stimabile); la restante parte (40% del gettito complessivo stimabile), in misura pari a 200 milioni, si può ritenere che sarà versata nel 2020".
La rottamazione Ter delle cartelle consentirà il pagamento dei debiti fiscali pendenti dal gennaio 2000, senza sanzioni e more, dilazionando i versamenti fino al 2024. L’incasso stimato dal Mef è di 11 miliardi, da diluire nel quinquennio. A questa cifra bisognerà però sottrarre dal bilancio le somme che i contribuenti avrebbero versato comunque per le vie ordinarie in assenza di condoni. La “minor propensione alla riscossione ordinaria” pesa - stima la relazione tecnica – per 7 miliardi e 277 milioni. Potrà usufruire della nuova operazione anche chi ha aderito alla precedente rottamazione, ma sarà necessario che abbia pagato la rata di novembre: il resto dell’importo dovuto sarà ricalcolato dal fisco che emetterà i bollettini di pagamento dilazionati in base alle nuove norme. Possono usufruirne anche i contribuenti colpiti dai sismi dell’Italia centrale degli anni 2016-17. Il contribuente dovrà comunicare di voler aderire entro il 30 aprile e il primo versamento è previsto per il 31 luglio 2019. A chi paga a rate verranno addebitati interessi dello 0,3% annuo. L’operazione vale anche per le multe stradali.
Nel pacchetto fiscale che il governo sta predisponendo spunta anche uno stop all’aumento delle accise della benzina che era previsto a partire dal gennaio 2019 da un decreto approvato nel giugno di due anni fa.
Addio anche al vecchio scontrino di carta che comprova l'acquisto a fini fiscali. Alla e-fattura, che andrà in vigore da gennaio, si affiancherà l’invio elettronico degli scontrini direttamente dal registratore di cassa del negozio. L'introduzione sarà graduale: riguarderà dal prossimo luglio i contribuenti con un volume d’affari superiore ai 400 mila euro l'anno e poi, dall’inizio del 2020, gli altri esercenti più piccoli. La novità sarà accompagnata dall’arrivo della "lotteria degli scontrini" ideata dal precedente ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan come misura anti-evasione e che funziona come una lotteria nazionale, con tanto di premi agli acquirenti estratti.

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