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L'efficacia del sistema non si misura solo su quanto si recupera delle somme evase ma anche e soprattutto dalla capacità di migliorare l'adesione spontanea. I significativi risultati annunciati da Befera sono il sintomo di un sistema malato.

di Lelio Violetti

La migliore lotta all'evasione fiscale è l'adesione del contribuente. Può sembrare un paradosso ma non lo è. In un sistema perfetto il recupero di evasione dovrebbe tendere a zero perchè zero dovrebbe essere l'evasione. In Italia invece ogni anno la Gdf e l'Agenzia delle entrate presentano risultati della lotta all'evasione sempre crescenti. Si tratta di recuperi miliardari accompagnati da dichiarazioni trionfalistiche dei vertici delle strutture, che mai si interrogano sul perchè nonostante i buoni risultati il fenomeno dell'evasione nel nostro paese resta così elevato. Dai dati presentati dal direttore dell'Agenzia Attilio Befera in una recente audizione al Senato emerge che nel 2013 a fronte di una evasione stimata di 90 miliardi, ne sono stati recuperati 13,1 miliardi pari al 14,5% un risultato importante ma certamente non adeguato rispetto all'entità dell'evasione. Il punto allora non è solo quanto si recupera, ma soprattutto quanto si riesce a ridurre il fenomeno. E allora la prima risposta da mettere in campo è quella di iniziare anche nel nostro paese, come da alcuni anni fanno i paesi più avanzati, a considerare la "compliance" come la fase prioritaria e fondamentale della "lotta all'evasione".

Spingere i contribuenti all'adesione spontanea corretta significa anzitutto curare con particolare attenzione la fase a monte (prima della dichiarazione). Ciò porta ad un recupero immediato e strutturale del gettito evaso, mentre i controlli a posteriori, eseguiti dopo anni, danno in termini economici scarsi risultati in quanto il contribuente spesso ha tutto il tempo per mettere in atto una serie di operazioni per rendere il suo debito fiscale non più esigibile da parte dello stato. Aziende che falliscono o vengono chiuse, beni che vengono trasferiti ad altri soggeti, ecc. C'è anche da aggiungere che visto il numero di soggetti da controllare a posteriori non sempre è possibile garantire accertamenti con frequenze temporali accettabili (almeno ogni due o tre anni).

La "lotta all'evasione" tradizionale (a posteriori) è tipica dei paesi sottosviluppati o in via di sviluppo, in cui l'evasione è molto elevata, fondamentalmente per assenza di adeguati strumenti tecnologici a supporto dell'adeguamento spontaneo. Tuttavia in alcuni di questi Paesi (Cile e Brasile), grazie ad un buon utilizzo di internet (fatturazione elettronica), si sono ottenuti importanti risultati in questo campo con notevoli incrementi delle imposte pagate spontaneamente.

Insomma non dovremmo inventare molto. Basterebbe guardare le migliori pratiche nel mondo. Per esempio nel Regno Unito la misura della "compliance", in percentuale sul gettito potenziale, è l'elemento base per valutare l'andamento dell'intero sistema tributario. E comunque anche nel nostro paese in passato c'è stata qualche buona pratica contro l'evasione. Come ha documentato Stefano Liviadotti nel libro "Ladri: gli evasori e i politici che li proteggono" , pubblicato recentemente da Bompiani, nel nostro paese ci è stata una diversità sostanziale
nel metodo di contrastare l'evasione seguito dai governi di centro-sinistra rispetto a quelli di centro-destra. La sinistra, nei periodi che è stata al governo, è intervenuta con incisivi interventi legislativi soprattutto sulla fase che influisce immediatamente sui comportamenti dei contribuenti. La destra ha puntato tutto con enfasi sulla "lotta all'evasione" basata sull'accertamento "classico" (anche con strumenti presuntivi quali il redditometro o con l'aiuto dei comuni) che viene eseguito dopo anni. A livello di risultati ottenuti, in termini di concreta riduzione dell'evasione, come è ampiamente dimostrato nei grafici riportati nel libro, non c'è confronto fra la maggiore produttività dell'azione in campo fiscale dei governi della sinistra rispetto a quelli della destra.

A titolo esemplificativo basta citare il notevole incremento spontaneo del gettito di alcune imposte (in particolare dell'Iva) che si è avuto nel biennio 2006-2007 in seguito all'entrata in vigore di alcune norme di contrasto all'evasione (l'elenco clienti-fornitori Iva, l'anagrafe dei conti e la tracciatura dei pagamenti), introdotte dal Decreto Legge 4 luglio 2006 n. 223, cosiddetto decreto Bersani-Visco (1).

Il successivo governo di centro-destra nel 2008, appena eletto, ha subito smantellato queste norme che rafforzavano la "compliance", puntando tutto sulla "lotta all'evasione" a posteriori che ha dato e continua a dare, nonostante gli annunci, che ogni anno si susseguono in modo trionfalistico, risultati assai poco significativi in rapporto all'ammontare delle imposte evase. Ancora oggi nel campo del recupero dell'evasione l'esperienza internazionale suggerisce e rende auspicabile il potenziamento dell'attività di prevenzione dell'evasione con il superamento dell'attuale modello di autodichiarazione che non prevede contatti fra amministrazione e contribuente prima o durante
la fase dichiarativa. L' infrastruttura tecnologica dell'Anagrafe Tributaria, unitamente alle numerose banche dati che raccolgono informazioni su reddito e patrimonio dei singoli soggetti (compresi i dati autodichiarati degli studi di settore), consentirebbe di superare questo modello e di mettere in campo in tempi brevi per tutti i contribuenti, i quattro strumenti primari di "trasparenza" che l'esperienza internazionale, nell'ambito delle imposte sui redditi, ha individuato:
- il sostituto d'imposta che, con una sua dichiarazione, rende note all'amministrazione le somme imponibili erogate a ogni contribuente con l'eventuale ritenuta d'imposta effettuata alla fonte a titolo d'acconto o definitivo; in genere il sostituto d'imposta ne da certificazione anche al
contribuente stesso al fine di facilitare la sua dichiarazione;
- l'elenco clienti e fornitori Iva (in attesa della fatturazione elettronica) che riassume all'amministrazione gli ammontari degli acquisti e delle vendite intercorsi tra soggetti titolari di partita Iva; questo strumento nell'ambito dell'imposizione indiretta è concettualmente analogo a
quello del sostituto d'imposta; alcune amministrazioni seguono e controllano tempestivamente in corso d'anno anche le dichiarazioni periodiche Iva e i relativi versamenti;
- i conti correnti dei soggetti che esercitano un'attività economica (titolari di partita Iva); l'amministrazione, in certe situazioni, può accedere ad alcuni dati (ad esempio saldo iniziale, saldo finale e movimentazioni più significative);
- i registri patrimoniali (case, terreni, veicoli, ecc.), con i relativi dati riguardanti la proprietà, ma anche l'eventuale concessione in affitto o in leasing dei beni.

Utilizzando queste quattro "fonti" e facendo i necessari investimenti, in particolare sulla qualità dei dati, che in alcuni casi (immobili) è al momento inadeguata, l'Amministrazione (sul modello francese) può arrivare a condividere con il contribuente una dichiarazione pre compilata-proposta con l'obiettivo di chiarire quanto ci si aspetta che lui dichiari. La proposta di dichiarazione "aiuta", "facilita", "stimola" il contribuente a dichiarare correttamente il proprio imponibile ed è la base per garantire un elevato livello di adesione spontaneo all'obbligo. Consente inoltre di ricondurre la fase repressiva di accertamento nei limiti propri di questa attività. Si tratta di una opportunità finora non sfruttata anche a causa delle scelte operate dall'Agenzia delle entrate che negli ultimi anni sotto la guida di Befera anzichè operare le innovazioni che la tecnologia avrebbe consentito per migliorare la compliance si è concentrata sopratutto sullo "spesometro", un utopico e complesso strumento che dovrebbe determinare, sempre a posteriori, il reddito presunto. Inoltre poco si è fatto per avviare un percorso virtuoso per costruire un sistema efficace di prevenzione dell'evasione anche nel caso dei redditi di impresa e di lavoro autonomo.

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Note
1) Vedi il rapporto annuale Lef sulla struttura dell'Irpef negli anni 2003-2010 alle pagine 6-9, 117-120 e nel paragrafo "Confronto" sul sito www.fiscoequo.it.

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