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La relazione "capitali all'estero e risparmi in Italia. Drammi e commedie delle tasse" del sostituto procuratore di Pistoia Fabio Di Vizio, uno dei più esperti magistrati del ramo evasione, presentata in occasione di un suo intervento alla bolognese InsolvenzFest, traccia lo scenario di un Paese che in tutte le sue componenti ha deciso che la legalità e l’equità fiscale non fanno parte dei valori della convivenza civile. Di Vizio mette in fila circostanze, fatti e dati rintracciabili negli atti e nei documenti ufficiali, come regolarmente denunciato dalla nostra associazione Lef anche su questo sito. Per leggere la relazione, che pubblichiamo per intero, basta cliccare sul titolo sottolineato. Il magistrato ricorda che in Italia si riscuote appena l'1,13 per cento del carico fiscale affidato all'esattore, contro una media Ocse del 17,1 per cento e che questa macroscopica inefficienza della macchina fiscale contribuisce a incrementare il dato ufficiale sull'evasione tributaria e contributiva: 107,6 miliardi nel 2012, 109,7 nel 2013, 111,7 nel 2014.  I dati provvisori del 2015, contenuti nella nota di aggiornamento al Def, appaiono in leggera diminuzione ma non segnano certo un cambio sostanziale di rotta Dopo oltre ottanta condoni fiscali in poco più di 150 anni di storia unitaria e dopo replicate manovre di finanza pubblica sostenute dall’immancabile attesa di maggior gettito proveniente dalla rinnovata lotta all’evasione fiscale, con contraddittorie strategie, scrive il sostituto procuratore di Pistoia, il profilo prospettato nella Voluntary discosure di un evasore tipo mai immaginato nell’elaborazioni tecnicamente più solide, è il segno più concreto dell’insuccesso delle politiche fiscali e dell’irrisolto contrasto tra le diverse esigenze in campo. Un fisco inefficace conviene a molti, merita riconoscerlo, anche se finisce per essere rigoroso per chi esiste e resiste e del tutto evanescente per gli invisibili. Sono, questi ultimi, coloro che restano nascosti dietro impossidenze apparenti ed emergono solo con il volto e le sembianze altrui. E governano con attenzione la convenienza, prima, che li ha spinti ad evadere e, indi, a far “riemergere” a condizioni vantaggiose capitali costituiti, anche, con le imposte evase, accettando di pagare rispetto ai soli rendimenti finanziari conseguiti. Non è forse conveniente un costo complessivo della regolarizzazione stimato in media attorno al 6.5% del valore dell’intero capitale legalizzato? Ma forse, sottolinea Di Vizio, è la condizione necessitata di una procedura, la voluntary disclosure, che, a dispetto del nome, non è stata né volontaria (non può dirsi tale una regolarizzazione operata sotto la minaccia dell’incriminazione per autoriciclaggio e dell’acquisizione di informazioni presso le autorità fiscali del paese di ricovero dei capitali) né rivelatrice delle reali fonti di accumulazione. 

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Fisco Equo

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