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Di Luciano Cerasa

Il dibattito suscitato dal progetto di riforma fiscale del governo gialloverde ruota intorno a un oggetto ancora misterioso: la reale progressività ed equità dell'attuale sistema fiscale. Un rapporto della Corte dei Conti, pubblicato ed elaborato dall'agenzia di stampa Adnkronos dimostra che per 32,1 milioni di contribuenti l'Irpef media effettiva è già sotto la soglia dell'aliquota al 15% che dovrebbe essere la base della futura flat tax. Più esattamente lo scaglione che dichiara fino a 15.000 euro l'anno, pari a 17,6 milioni di contribuenti, paga un'imposta media del 5,2% mentre lo scaglione successivo, tra 15.000 e 28.000 euro, versa il 14,4%. A determinare l'aliquota effettiva sono gli sconti fiscali, che per che queste due fasce ammontano a 67,2 miliardi di euro, su un totale di 107,4 miliardi tra detrazioni e deduzioni. I dati sono contenuti nel rapporto 2018 della Corte dei conti sul coordinamento della finanza pubblica.
Le aliquote legali, per i primi due scaglioni, sarebbero rispettivamente del 23% e del 27%. Nel dossier la magistratura contabile osserva che l'introduzione di un'aliquota unica ''potrebbe ridurre il grado di progressività del sistema, così come provocare una perdita di gettito complessivo. Questi sono dunque gli impatti di cui occorre avere corretta misurazione nel discutere le proposte di flat tax''.
Per lo scaglione tra 28.000 e 55.000 euro, che comprende 6,2 milioni di contribuenti, l'aliquota media effettiva è pari al 21,4% (38% quella legale); mentre per quello successivo (tra 55.000 e 75.000 euro) l'imposta sale al 27,4% (41% quella legale). Infine per l'ultimo scaglione, quello che supera i 75.000 euro, il prelievo arriva al 33,2% (43% quella legale). Le ultime due fasce insieme comprendono 1,8 milioni di contribuenti, equamente divisi.
In totale i soggetti dichiaranti sono 40,1 milioni, per un reddito complessivo di 844,6 miliardi di euro. Il primo scaglione (fino a 15.000 euro) dichiara un reddito pari a 127,6 miliardi e i contribuenti ricompresi hanno potuto godere di deduzioni per 7,3 miliardi e detrazioni di 20,1 miliardi, per un totale di 27,4 miliardi di euro (pari al 25,5% degli sconti fiscali). Gli appartenenti al secondo scaglione (tra 15.000 e 28.000 euro) hanno dichiarato un reddito pari a 311 miliardi. Hanno ottenuto sconti in deduzioni pari a 12,7 miliardi più altri 27,1 miliardi di detrazioni, per un totale di 39,8 miliardi, che ammontano al 37,1% dei 107,4 miliardi di agevolazioni fiscali.
La terza fascia (tra 28.000 e 55.000 euro) ha dichiarato un reddito di 229,6 miliardi di euro e ha ottenuto 13,5 miliardi di deduzioni a cui si sommano 10,4 miliardi di detrazioni, per un totale di 23,9 miliardi che corrispondono al 22,2% degli sconti totali. Ci sono poi 900.000 contribuenti che appartengono al quarto scaglione (tra 55.000 e 75.000 euro) che hanno dichiarato 55 miliardi e hanno ottenuto 4,4 miliardi in deduzioni e 1,1 miliardi in detrazioni, per un totale di 5,5 miliardi, pari al 5,1% del totale. Infine l'ultimo gruppo, composto da 900.000 contribuenti che hanno dichiarato 121,5 miliardi e hanno ottenuto 9,3 miliardi di deduzioni e 1,6 miliardi di detrazioni, per un totale di 10,9 miliardi (10,1% delle agevolazioni).
Da questi calcoli si evidenzia che se si vuole rendere il sistema fiscale veramente più equo, in modo da non premiare con la riforma solo i redditi dichiarati più ricchi visto che i più bassi sono già sotto la soglia del 15%, si dovrebbe intervenire non solo con la rimodulazione delle aliquote ma anche con una revisione della giungla di detrazioni e deduzioni. Inoltre occorre che si metta in atto un contrasto all'evasione e all'elusione realmente efficace, per evitare che finiscano per godere di aliquote ridotte, facilitazioni e sconti fiscali previsti per i redditi più bassi anche gli evasori che guadagnano ben di più e nascondono parte dei loro redditi al fisco, come accade ampiamente con l'attuale, carente regime di imposizione e controlli.

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