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Lef, evasione di necessità ultima trovata per strizzare occhio a evasori

Finora eravamo abituati agli evasori totali o parziali. E a quelli a loro insaputa. Oggi scopriamo che ci sono anche gli evasori per necessità. L'affermazione del viceministro dell'Economia Stefano Fassina, secondo cui in Italia, in alcuni casi, si evade per sopravvivere, oltre ad essere tecnicamente sbagliata è particolarmente irritante perché pronunciata durante la presentazione di una ricerca in cui si evidenziava l'elevato carico fiscale su chi paga tutte le imposte. Ma andiamo per ordine. L'affermazione è tecnicamente sbagliata perché nel nostro sistema le imposte si pagano solo in presenza di un reddito. Relativamente alle persone fisiche tale imposta ha una franchigia (no tax area) per escludere dall'imposta i redditi più bassi ed è progressiva, cioè cresce in maniera più che proporzionale al crescere del reddito.

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Enti locali, sanatoria ruoli fino a 2.000 euro mette a rischio bilanci

Beneficiario della norma Equitalia e gli altri agenti della riscossione che potranno chiedere il rimborso delle eventuali spese esecutive anche se non hanno prodotto risultati. I comuni invece dovranno fronteggiare il buco di bilancio causato dall'annullamento dei ruoli e dagli oneri aggiuntivi.

Una nuova tegola sta per abbattersi sui bilanci dei comuni. Dal primo luglio è, infatti, operativa la norma che prevede l'annullamento automatico dei ruoli fino a 2.000 euro affidati agli agenti della riscossione fino al 1999. In pratica gli Enti locali dovranno far fronte ai crediti annullati, che ancorchè datati e di difficile incasso, figurano come residui attivi nei bilanci. Non solo. I comuni dovranno anche versare a Equitalia e agli altri agenti della riscossione i costi sostenuti per le procedure esecutive attuate per il recupero dei crediti che vanno dalle spese delle raccomandate agli specifici oneri connessi alle procedure messe in atto per riscuotere il credito. Somme che l'agente della riscossione può comodamente compensare con le somme da riversare all'ente relative a ruoli riscossi.

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Paradisi fiscali, il 50% del commercio mondiale viaggia ancora nel sommerso

Sintesi dell'intervento del sostituto procuratore della Repubblica di Forlì Fabio Di Vizio al convegno ''Dal riciclaggio all'auto-riciclaggio, dal falso in bilancio all'evasione fiscale fino alle isole del tesoro''.

"Il paradiso fiscale può annidarsi in ogni ordinamento e in ogni realtà economica, anche quelle convenzionalmente considerate trasparenti e che esigono la collaborazione dagli altri". Questa frase ben sintetizza l'intervento del sostituto procuratore della Repubblica di Forlì Fabio Di Vizio dal titolo molto eloquente ''La scomparsa dei paradisi fiscali e altre favole belle'' tenuto al maxi-convegno svoltosi al Palacongressi a Rimini sui crimini economici. L'altalena di proposte per sciogliere gli enigmi delle "isole del tesoro e dei paradisi fiscali" non ha ancora portato a efficaci soluzioni. "Il 50 per cento del commercio mondiale è fatto transitare nei cosiddetti paradisi fiscali", ha denunciato Di Vizio che ha incitato le magistrature, ad ogni livello, a prendersi carico del fardello di una questione che è decisiva per ripristinare la credibilità degli Stati e il senso della giustizia.

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Fisco, su Equitalia Governo vara una sorta di condono strisciante

Le nuove regole ingessano del tutto l'attività di riscossione coattiva. Di fatto gli evasori potranno tranquillamente non pagare e fare resistenza passiva senza correre alcun serio rischio. 

Ci fu un tempo, in verità breve, in cui l'evasore fiscale, piccolo o grande che fosse, veniva definito "un mascalzone". Erano i primi del 2007, la corazzata "Riscossione spa" era stata da poco varata, a conclusione di un lungo periodo iniziato nel 1999 in cui il Legislatore, stimolato da una amministrazione consapevole, aveva finalmente messo in campo strumenti di riscossione coattiva adeguati, tolto il servizio di riscossione dalle mani del sistema bancario eliminando il palese conflitto di interessi in cui si trovava, addebitando (sia pure in modo irrazionale) i costi della riscossione al contribuente inadempiente, piuttosto che alla collettività. L'ultimo colpo di cannone è stato l'introduzione del divieto per la Pa di pagare somme a chi ha debiti a ruolo. Poi, poco a poco, il "mascalzone" è divenuto una vittima dell'oppressione fiscale, da proteggere e la corazzata appena uscita in mare aperto ha dovuto subito fare "macchina indietro tutta".

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Transazione fiscale, problematicità dell'istituto tra prassi giurisprudenza e dottrina

Posizioni differenti tra amministrazione finanziaria da un lato e giurisprudenza e dottrina dominanti dall'altro sulla transazione fiscale. Natura dell'istituto e potere accertativo del fisco al centro delle divergenze.

di Pasquale Fabbrocini

La transazione fiscale, istituto relativamente giovane del nostro ordinamento fiscale, sta acquistando sempre più importanza a causa delle difficoltà economiche delle imprese. Si registra, infatti, una crescita significative delle istanze di definizione concordataria delle posizioni debitorie legate a procedure concorsuali. Una analisi di Lef evidenzia alcune problematicità legate sia al corretto inquadramento sistematico della natura giuridica della transazione fiscale che ai poteri accertativi del fisco in ordine alle annualità e ai tributi transatti. Appare perciò decisivo stabilire se la transazione fiscale costituisce un istituto autonomo, oppure sia un endoprocedimento all'interno del procedimento di concordato preventivo od accordo di ristrutturazione dei debiti. E se, in tale ultimo caso, la transazione sia necessaria al fine di acconsentire alla falcidia dei crediti erariali, ovvero, se possa configurarsi un concordato od accordo di ristrutturazione senza transazione fiscale. Dalla obbligatorietà dell'attivazione dell'istituto dipende, ad esempio, la sua portata effettuale sia sul versante delle condizioni in base alle quali disporre dell'obbligazione tributaria che su quello della definitività dei recuperi fiscali per gli anni interessati dall'accordo transattivo. Leggi tutto...

Imu, abolizione prima casa scelta regressiva che non migliora equità sistema

I maggiori vantaggi ai redditi medio alti, mentre un eventuale recupero da parte dei comuni aumentando le addizionali Irpef graverebbe principalmente su redditi da lavoro dipendente e pensionati.

di Lelio Violetti

L'abolizione totale dell'Imu sulla prima casa, se attuata da governo e Parlamento, non migliorerebbe l'equità del sistema fiscale. Anzi si tratterebbe di un intervento di natura regressiva con effetti redistributivi a rovescio con vantaggi maggiori per i redditi medio alti e minori o inesistenti per quelli bassi. Addirittura, qualora i comuni fossero costretti a recuperare parte delle minori risorse a seguito del venir meno del gettito Imu prima casa, intervenendo sulle addizionali, si realizzerebbe un aggravio ulteriore per i redditi di lavoro dipendente e di pensione che, rappresentano ormai l'82% dell'imposta sulle persone fisiche. Una analisi di Lef evidenzia che a beneficiare dell'abolizione sarebbero i redditi oltre 35.000 euro, mentre per i redditi più bassi, l'eventuale vantaggio sarebbe molto più contenuto. Altro aspetto da non sottovalutare è il doppio vantaggio per chi evade l'Irpef in caso di recupero da parte dei comuni attraverso le addizionali. Mentre l'Imu è un'imposta con un tasso di evasione molto basso l'Irpef lo è molto meno. Con il risultato che chi evade l'Irpef ed è proprietario di prima casa avrà un vantaggio certo dall'abolizione dell'Imu e un aggravio incerto e comunque contenuto sull'Irpef.

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Irpef, la progressività ormai colpisce solo redditi di lavoro dipendente e pensioni

La somma delle due tipologie di reddito è arrivata nel 2011 a superare l'82% del complessivo dichiarato. E intanto continua la grande "fuga" delle altre categorie.

di Lelio Violetti

E' fuga dalla progressività del prelievo. Negli ultimi anni, grazie ad una serie di interventi normativi numerosi redditi in passato sottoposti all'Irpef sono stati esclusi dalla base imponibile della principale imposta del sistema, l'unica che colpisce con il criterio della progressività. Grazie anche a tali scelte del legislatore gli unici redditi che subiscono il criterio della progressività ormai sono quelli di lavoro dipendente e le pensioni. Dalle statistiche sulle dichiarazioni dei redditi, presentate nel 2012 e relative all'anno d'imposta 2011, recentemente pubblicate sul sito del Dipartimento Finanze, emerge che l'incidenza di tali redditi continua a crescere, fino ad arrivare a superare l'82% del reddito complessivo dichiarato.

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Riciclaggio, per contrastare fenomeno mettere fuori corso banconote 500 euro

E' necessario l'intervento coordinato della Bce e delle banche centrali nazionali (Bcn) che hanno adottato l'euro per dichiarare il "Fuori corso legale" della banconota nei 17 Paesi dell'Eurozona.

di Rino Impronta

Le banconote di grosso taglio, a partire da quella di 500 euro, rappresentano un potenziale strumento di riciclaggio ed evasione fiscale. Sarebbe perciò opportuno avviare una seria riflessione sulla loro eliminazione dal sistema. Ai fini degli scambi economici la presenza di un taglio così grande non ha alcuna giustificazione giacché per importi significativi le transazioni,almeno per quanto riguarda l'economia in chiaro, avvengono attraverso strumenti tracciabili, mentre nel commercio spicciolo sono sufficienti banconote di piccolo taglio. D'altra parte gli operatori in prima linea nel contrasto ai fenomeni evasivi e del riciclaggio concordano che le banconote di grosso taglio sono uno strumento che ben si presta ad alimentare flussi illegali. Lo stesso Uif (Ufficio informazioni finanziarie) di Bankitalia ha da tempo denunciato come le banconote in euro di grosso taglio siano prevalentemente utilizzate a fini di evasione fiscale, corruzione e riciclaggio. Per l'Europa si tratterebbe in pratica di adottare la stessa strategia di Stati Uniti e Canada che hanno ritirato dalla circolazione le banconote di grosso taglio rendendo quanto meno più gravoso il trasporto e l'occultamento del contante.

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Cedolare secca, un regalo ai più ricchi senza allargare base imponibile

Solo 500 mila contribuenti delle fasce più ricche hanno utilizzato la nuova normativa. Marginale l'effetto sugli affitti in nero.

di Lelio Violetti

La cedolare secca non ha centrato il suo obiettivo. Anzi, si è rivelata un vero e proprio flop. Mentre gli affitti in nero, infatti, sono rimasti ben nascosti, il provvedimento si è trasformato in un consistente beneficio fiscale per i contribuenti più ricchi. E' quanto emerge da una analisi di Lef (link) sulle dichiarazioni dei redditi, presentate nel 2012 relative al 2011. Lo studio rivela, infatti, che l'emersione dal sommerso degli affitti in nero, se c'è stata, è stata del tutto marginale. L'incremento del reddito dichiarato nel 2011 è analogo a quelli che ci sono stati negli anni precedenti come se il provvedimento non avesse per nulla contribuito all'ammontare dei redditi da fabbricato dichiarati. I contribuenti che hanno optato per la cedolare secca e che hanno beneficiato dei suoi vantaggi sono poco più di mezzo milione e appartengono in prevalenza alle classi di reddito più alte.

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Lotta evasione, possibile recuperare miliardi con tassazione proventi corruzione

Le norme ci sono ma, forse, non sempre vengono applicate. Con procedure stringenti e tempi di intervento rapidi l'erario potrebbe recuperare somme ingenti.

di  Aulus Agerius

I proventi della corruzione, come di tutte le altre attività illecite, vanno tassati. La legge lo prevede ma non sempre avviene. Il fiume di denaro che alimenta gli scandali che coinvolgono pubblici amministratori, funzionari, manager di società pubbliche e private è ingente. Si tratta di miliardi che ogni anno, sotto forma di tangenti e altre indebite erogazioni, vanno a finire nelle tasche dei corrotti a danno della collettività. La casistica è vasta e registra illeciti di ogni tipo: si va dagli accordi manifestamente criminali - come forniture e appalti pubblici a prezzi gonfiati, finte consulenze e incarichi del tutto ingiustificati - fino a comportamenti più sfumati, nei quali non sempre emerge chiara la finalità dei favori fatti, che possono assumere magari la forma di acquisti o di vendite di beni e servizi a prezzi molto diversi da quelli di mercato accordati al beneficiario anche senza una manifesta finalità di scambio. Sarebbe allora interessante conoscere se il fisco intende recuperare qualcosa delle somme di cui si sono appropriati illecitamente un certo numero di consiglieri regionali e alcuni tesorieri di importanti partiti o degli indebiti benefici che avrebbe ricevuto negli anni scorsi qualche ministro della Repubblica. Per non parlare dei grandi arricchimenti illeciti legati agli appalti nel settore delle opere pubbliche. Si tratta di proventi che hanno generato un reddito per il beneficiario-percettore e che comunque, se non confiscati, devono essere ricondotti a tassazione. Potrebbe essere il tema, quello della tassazione dei proventi della corruzione, di una indagine parlamentare anche per individuare le ragioni che, eventualmente, non permettono di tassare tali proventi. Leggi tutto...

Fisco Equo

Siamo un gruppo di persone della società civile che ha scelto di impegnarsi per promuovere lo sviluppo di una maggiore conoscenza della realtà fiscale del nostro paese. A spingerci è soprattutto la comune sensibilità verso i temi della legalità ed equità fiscale.

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