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Capitali all'estero, per chi rientra poche sanzioni e nessun rischio penale

Nulla a che vedere con i condoni tombali di tremontiana memoria, ma per evasori ed elusori pur sempre l'ennesima possibilità di mettersi in regola pagando meno del previsto. Con la voluntary arriva il reato di autoriciclaggio.

 

Per chi ha portato illegalmente capitali all'estero arriva la sanatoria light. Il Parlamento h infatti approvato le norme sulla così detta voluntary disclosure per favorire il rientro in italia dei soldi detenuti nelle banche svizzere e nei paradisi fiscali. Le norme prevedono forti sconti sulle sanzioni e azzeramento delle pene. Con 199 voti a favore, 61 no e 12 astenuti, il Senato ha confermato il testo già varato dalla Camera. Accanto alla sanatoria arriva il reato di autoriciclaggio. Con le nuove disposizioni, chi ha nascosto tesori oltre confine potrà autodenunciarsi al Fisco senza il rischio di incorrere in procedimenti penali, pagando l’intero importo delle tasse evase più le sanzioni, che nel testo vengono però fortemente attenuate. Unito agli sconti, viene inserito il reato di autoriciclaggio, con pene dai due agli otto anni di reclusione, che si applica a chi non aderisce alla collaborazione volontaria e viene scoperto successivamente. Dure le critiche dall’opposizione: secondo Sel il provvedimento assicura l’impunità a chi ha provocato un danno gravissimo al paese, per i 5 stelle la previsione del reato di autoriciclaggio è inutile.

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Corte Conti, tax compliance non funziona cambiare strategia

La tax compliance non funziona. Finora è mancata una strategia per fqvorire l'adesione spontanea all'obbligo fiscale. La Corte dei Conti in una approfondita analisi sugli effetti prodotti dall’azione di controllo fiscale evidenzia le criticità del sistema.

Dall'analisi dei dati, rileva la magistratura contabile emerge "la limitata influenza che l’attività di controllo esercita sui comportamenti successivi dei contribuenti esaminati". Perciò occorre mettere a punto "una diversa strategia di contrasto dell’evasione". Un cambio di passo dunque che dovrà , per la Corte dei Conti, avvalersi essenzialmente "della fatturazione elettronica" ma anche , in chiave persuasiva e conoscitiva, dell'introduzione dell'obbligo "di pagamento tracciato e di comunicazione telematica dei corrispettivi". All'attuale situazione ha contribuito anche "l'affievolimento del sistema sanzionatorio e il mancato potenziamento operativo dell’apparato di controllo". Basti pensare che un'impresa di piccole dimensioni rischia di subire un controllo da parte del fisco una volta ogni 33 anni. Per la Corte dei Conti occorre dunque un' evoluzione del sistema e sopratutto un diverso ruolo dell’amministrazione fiscale, "non più solo orientata ad un’azione repressiva e reattiva, ma anche fortemente impegnata a indurre comportamenti coerenti nella fase dell’adempimento".

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Frodi fiscali, delega fa chiarezza sui termini per l'accertamento

Per le frodi il fisco potrà disporre del raddoppio dei termini per le attività di controllo solo quando la segnalazione del comportamento fraudolento viene fatta entro i termini ordinari di accertamento.

di Pasquale Fabbrocini

La delega fiscale disciplina, tra l'altro, una questione molto rilevante nell’ambito dell’attività di contrasto alle frodi fiscali, ossia, quali siano i presupposti in base ai quali l’Amministrazione Finanziaria può disporre di termini raddoppiati per svolgere i controlli di competenza ed emanare l’atto impositivo. Il decreto attuaivo in arrivo stabilisce che la denuncia penale dovrà essere fatta comunque entro i termini ordinari di accertamento. Sono comunque fatti salvi gli atti emanati fino al varo della nuova disciplina in linea con quanto stabilito da una sentenza della Consulta. I giudici della Corte hanno stabilito la validità del raddoppio dei termini anche nei casi un cui il comportamento fraudolento sia stato segnalato successivamente ai termini ordinari per l'accertamento.

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Cassazione, nullo l'atto impositivo emesso senza consultare il contribuente

Per i giudici dlla Suprema corte il contribuente ha diritto di conoscere per tempo le azioni che l'amministrazione intende intraprendere per assicurare la pretesa tributaria. Un principio già ampiamente recepito dall'Agenzia delle Entrate.

di Pasquale Fabbrocini

Le Sezioni unite della Corte di Cassazione, con una sentenza destinata a fare scuola[1], hanno sancito l’obbligo per il fisco, prima di emettere un atto impositivo, di sedersi ad un tavolo di confronto con il contribuente interessato (c.d. “obbligo del previo contraddittorio”). Invero, già prima di tale pronuncia della Suprema Corte, l’Agenzia delle Entrate, nell’ambito degli indirizzi operativi sull’attività di accertamento per il 2014[2], aveva prescritto, in via generale, la necessità del preventivo confronto con il contribuente prima di addivenire alle proprie determinazioni finali.

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Faturazione elettronica, la rilevanza fiscale delle informazioni

L'attuale normativa non consente di utilizzare ai fini fiscali i dati della fatturazione elettronica. Un limite che andrebbe superato anche per favorire l'emersione delle basi imponibili.

di Obi

La fatturazione elettronica, che dal 31 marzo 2015 diventerà obbligatoria per tutta la Pa, attualmente non prevede la posibilità di utilizzo fiscale dei dati trasmessi dai fornitori. Una scelta, quella operata dal legislatore, che depotenzia in partenza uno strumento che potrebbe costituire un deterrente enorme per l’evasione e uno strumento di controllo potente. Si tratta dunque di rivedere la normativa puntando a costruire un sistema basato sulla trasparenza e una maggiore fiducia reciproca tra fisco e contribuenti. (Sullo stesso argomento vedi anche l'articolo pubblicato su Fisco equo dal titolo 'Fatturazione elettronica, impatti organizzativi e gestionali').{jcomments on}

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Consulta, nell'accertamento con indagini finanziarie più garanzie per i contribuenti

Irragionevole per i giudici della Consulta la norma che consentiva al fisco di effettuare accertamenti presuntivi sulla base dei movimenti bancari che il contribiente non era in grado di giustificare o non aveva dichiarato.

di Pasquale Fabbrocini

La Corte Costituzionale[1] ha recentemente bocciato la disposizione che consentiva al fisco di qualificare, sulla base di una presunzione legale relativa, come compensi “in nero”, i prelievi bancari, effettuati dai  lavoratori autonomi, quando non era provato chi fosse il beneficiario delle somme prelevate e le stesse non trovavano riscontro nelle scritture contabili[2]. In sostanza, la Consulta ha ritenuto che una siffatta presunzione è lesiva del principio di ragionevolezza nonché del principio della capacità contributiva, essendo arbitrario ipotizzare che i prelievi ingiustificati da conti correnti bancari effettuati da un lavoratore autonomo siano destinati ad un investimento nell’ambito della propria attività professionale e che questo a sua volta sia produttivo di un reddito. Invero, l’Agenzia delle Entrate, aveva già, nella sostanza, anticipato tali conclusioni della Consulta, nell’ambito degli indirizzi operativi sull’attività di accertamento per il 2014[3] (i primi della gestione Orlandi).

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Fatturazione elettronica, impatti organizzativi e gestionali

L'obbligo attualmente riguarda circa 18.000 ufici collegati agli enti centrali, dal 31 marzo 2015 la fattura elettronica scatta per tutti gli uffici della Pa.
di Obi

Dal mese di giugno sono in vigore gli obblighi connessi alla fatturazione elettronica previsti dal regolamento emanato dal Mef nel 2013. In questa prima fase l'applicazione riguarda Ministeri, Agenzie fiscali ed enti previdenziali nazionali, nonché i relativi fornitori di beni e servizi. Gli obblighi sono quelli già indicati nella Legge finanziaria per il 2008 (art.1, c. 209), relativi a "... l'emissione, la trasmissione, la conservazione e l'archiviazione delle fatture emesse nei rapporti con le amministrazioni pubbliche ..." e possono essere soddisfatti anche avvalendosi di intermediari. In particolare anche le Pa possono costituirsi quali intermediari nei confronti di altre Pa.

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Equitalia, Vincenzo Busa nuovo presidente, va in soffitta l'era Befera

Il nuovo presidente punta a un rapporto con i contribuenti basato su ascolto e assistenza. Tutelare gli interessi pubblici abbandonando le logiche del passato. Tra i primi problemi da affrontare la riscossione locale che dal primo gennaio 2015 torna ai Comuni.

 

 

È Vincenzo Busa il nuovo presidente di Equitalia. La nomina, ufficializzata durante l’assemblea dei soci convocata questo pomeriggio, era stata indicata lo scorso 24 settembre dall’Agenzia delle Entrate, socio di maggioranza della società di riscossione con il 51%. La nomina di Busa arriva dopo un periodo di incertezza determinato dai cambi al vertice di Agenzia delle Entrate e Inps, socio di minoranza con il 49%. In un primo momento l'Agenzia, cui spetta l'indicazione del presidente, aveva proposto Luigi Magistro, sul quale comunque non si era trovata la necessaria convergenza dell'Inps. Con l'arrivo di Rossella Orlandi alla guida dell'Agenzia delle Entrate la candidatura di Magistro è tramontata. E' toccata, dunque, a Vincenza Busa la guida della società di riscossione dopo il lungo periodo della gestione di Attilio Befera.E le sue prime parole sembrano indicare un deciso cambio di strategia rispetto al predecessore. «Prima ancora di riscuotere è necessario assistere il contribuente- ha esordito- stando al suo fianco nel momento in cui si rivolge ai nostri uffici. Faremo questo continuando a tutelare gli interessi pubblici, ma abbandonando le vecchie logiche» e operando «in stretto contatto con agenzie fiscali, Inps, enti locali e altri enti pubblici creditori».

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Italia-San Marino, con nuova convenzione stop a frodi e doppie imposizioni

Fisco Equo publica l'intervento di Tamara Gasparri tenuto al convegno Lef di Rimini il 20 settembre su 'La Convenzione tra Italia e San Marino per evitare le doppie imposizioni e prevenire le frodi fiscali. Le novità del Protocollo di modifica'.

di Tamara Gasparri

 

Con l’entrata in vigore della Convenzione contro le doppie imposizioni, anche San Marino ‘entra’ in Europa nei rapporti con l’Italia. Numerose le novità del Protocollo di modifica. Gli aspetti più rilevanti riguardano la tassazione dei flussi intercompany di dividendi, interessi e royalty, il ruolo delle amministrazioni nella valutazione dei singoli casi, la previsione di un arbitrato nei casi di disaccordo e il tema centrale della residenza delle società che operano nei due paesi in relazione ai concetti di oggetto principale dell'attività e sede di direzione effettiva. La convenzione rappresenta un documento di grande interesse che può costituire un buon punto di partenza per il reciproco confronto previsto dal Protocollo di modifica: una impostazione che dovrebbe servire a ‘premiare’ realtà vere e, nel contempo, ad evitare l’utilizzo di meri veicoli giuridici o società conduit in ‘triangolazioni’ con altri ordinamenti che possono favorire l’erosione delle basi imponibili e se non addirittura fenomeni di doppia non imposizione.

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Lef, Italia e San Marino ad una svolta, con nuova convenzione più trasparenza

Italia e San Marino pronti a voltare pagina. I due paesi dopo anni di incomprensioni e contrasti si apprestano ad avviare una stratta collaborazione per contrastare da un lato le frodi fiscali e dall'altro le doppie imposizioni con l'obiettivo di migliorare gli scambi economici e i rapporti commerciali. Una strada tracciata dalla nuova convezione tra i due paesi al centro del convegno organizzato da Lef a Rimini al quale ha partecipato il segretario di Stato alle Finanze di San Marino Claudio Felici il presidente della provincia di Rimini Stefano Vitali, Tamara Gasparri del direttivo di Lef e Villiam Rossi ex direttore accertamento dell'Agenzia delle Entrate, il presidente dei dottori commercialisti di Rimini e il presidente di Lef Orlando De Mutiis.

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Fisco Equo

Siamo un gruppo di persone della società civile che ha scelto di impegnarsi per promuovere lo sviluppo di una maggiore conoscenza della realtà fiscale del nostro paese. A spingerci è soprattutto la comune sensibilità verso i temi della legalità ed equità fiscale.

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