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Capitali all'estero, lo scudo ter ha bloccato la lotta al riciclaggio e favorito la corruzione

Fisco Equo pubblica una analisi del sostituto procuratore di Pistoia Fabio Di Vizio sugli effetti nefasti, tuttora in corso, dello scudo ter varato dal ministro Tremonti. Una analisi che dovrebbe porre qualche interrogativo a quanti nel governo e nella maggioranza che lo sostiene si apprestano a varare una nuova sanatoria per chi ha portato illegalmente capitali all'estero. Alla prova dei fatti lo scudo ter ha favorito l'economia criminale, la corruzione e il riciclaggio. Tra i beneficiari c'è chi ha frazionato la dichiarazione di emersione utilizzandola a rate. La genericità della normativa ha favorito un utilizzo ampio dello strumento avallato anche da alcune commissioni tributarie. Lo scudo è stato qualcosa di più di un condono, si è trattato di un'immunità soggettiva talmente estesa da essersi trasformata in una condizione di intangibilità, non limitata al passato, ma estesa anche al futuro, da opporre in maniera quasi beffarda, se ritenuto opportuno ed al momento propizio, al dipendente pubblico impegnato nell'attività di controllo fiscale. La vicenda dello scudo-ter rappresenta un raro esempio di come lo Stato abbia autorizzato un arbitrio 'in nome della legge' che ha prodotto e continua a produrre sistematica illegalità. Si è trattato di una sorta di ''legalizzazione postuma di violazioni lucide della legge scambiate per innocue trasgressioni formali''. In pratica lo scudo ha rappresentato una gigantesca operazione che ha consentito a 180.000 connazionali di regolarizzare l'imponente somma di 104,5 miliardi attraverso il pagamento di circa 5 miliardi di sanzioni. Ogni contribuente ha legalizzato in media circa 400.000 euro. Dei 180.000 interessati, ben 105.792 hanno perfezionato richieste di rimpatrio e regolarizzazione dalla Svizzera, 19.967 da San Marino, 11.107 dal Principato di Monaco, 508 da Singapore, 391 dalle Bahamas.

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Capitali all'estero, in arrivo nuovo scudo con depenalizzazione e mini sanzioni per rientro in Italia

Agenzia entrate definirà i termini da utilizzare per il 2014, aliquota complessiva verso il 12% il Governo punta a incassare 5 miliardi di euro il primo anno e circa 300 milioni ogni anno. Ma potrebbe rivelarsi un regalo per pochi e un flop per lo Stato.

Dopo i tre scudi dell'era Tremonti potrebbe arrivare lo scudo quater, quello delle larghe intese. Sarà meno smaccatamente pro evasori, ma pur sempre un condono. Quindi uno schiaffo agli onesti chehanno pagato e un regalo a chi ha evaso per di più portando nei paradisi fiscali i propri soldi. Il governo è all'affannosa ricerca di risorse. Servono soldi per tappare i buchi di bilancio, evitare la reintroduzione dell'Imu sulla prima casa con un nome diverso e garantire più fondi alla riduzione del cuneo fiscale e allo sviluppo economico. Tanti soldi che in cassa non ci sono, ma che sono vitali per mantenere in vita l'esecutivo. E che quindi occorre trovare. Come? Con un nuovo scudo fiscale. Per ora nulla di ufficiale, ma l'idea inizia a circolare con insistenza. Naturalmente nulla a che vedere, almeno sulla carta, con gli scudi di Tremontiana memoria. D'altra parte, la storia dello scudo-ter rappresenta un raro esempio di come lo Stato abbia autorizzato un arbitrio 'in nome della legge' che ha prodotto e continua a produrre sistematica illegalità. Dunque si lavora ad uno scudo con qualche paletto in più. Anzitutto dovrebbe scomparire l'anonimato per chi emerge e per coloro che hanno aiutato la fuga dei capitali italiani all'estero. L'aliquota comprensiva di sanzioni dovrebbe essere fissata intorno al 12%, mentre dovrebbe restare la depenalizzazione dei reati tributari commessi. Ma proprio
la perdita dell'anonimato e le aliquote più elevate rispetto al 5% dell'era Tremonti potrebbe decretare l'insuccesso dell'operazione e trasformandola in un condono ad uso di pochi contribuenti super ricchi.

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Irpef, detrazioni nel mirino, da legge stabilità taglio agevolazioni 500 mln

Governo punta a riordino selettivo, ma in caso di fallimento scatta riduzione lineare di 1 punto nel 2013 e 2 punti dal 2014.

Di Lelio Violetti

Le agevolazioni Irpef che i contribuenti possono portare in detrazione dall'imposta nella misura del 19% della spesa sostenuta tornano nel mirino del governo. La legge di stabilità prevede che dalla loro razionalizzazione dovranno arrivare maggiori entrate pari a 488,4 milioni di euro per l'anno 2014, 772,8 milioni di euro per l'anno 2015 e a 564,7 milioni di euro a decorrere dall'anno 2016. L'agevolazione interessa circa la metà dei contribuenti, circa 19,5 milioni, per un ammontare portato in detrazione di 5,5 miliardi, pari a circa 300 euro pro capite con punte di 700 euro per i redditi più alti. Quelle più significative in termini d'impatto sui contribuenti e d'importo medio sono le 'Spese mediche' e 'Gli interessi passivi per mutui ipotecari per l'acquisto dell'abitazione principale'. Si punta a un riordino mirato, eliminando alcune voci e lasciando intatte altre. Ma siccome ciò che più interessa è far quadrare i conti, l'esecutivo consapevole delle difficoltà di un intervento mirato che inevitabilmente scontenterebbe le categorie toccate, ha già predisposto una clausola di salvaguardia pronta a scattare in caso di fallimento del riordino. Si applicherà in tal caso un taglio lineare riducendo l'agevolazione al 18% per l'anno d'imposta 2013 e al 17% per l'anno d'imposta 2014. Un modo certamente efficace per fare cassa, ma che sarebbe l'ennesima dimostrazione dell'incapacità della politica di fare scelte. (Link al documento completo)

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Irpef, per 5 mln incapienti nessun beneficio da aumento detrazioni legge stabilità

Esclusi i redditi fino a 12.000 euro con carichi di famiglia, sconto massimo di 181 euro l'anno per i redditi di 15.000 euro. Rivedere il meccanismo delle detrazioni e deduzioni, Spostare risorse su assegni a più poveri.

di Lelio Violetti

Nessun vantaggio per i redditi più bassi, modesto effetto per la fascia intermedia da 12.000 a 35.000 euro, con una punta di 181 euro l'anno per i redditi di 15.000 euro. Sono gli effetti del riordino delle detrazioni Irpef per i rediti da lavoro dipendente contenuto nel ddl di stabilità all'esame del Parlamento. I contribuenti potenzialmente interessati sono circa 17,5 milioni, dei quali poco più di 4,5 milioni (26,08%) sono esclusi dal beneficio perché incapienti. In pratica la loro Irpef è già azzerata dalle attuali detrazioni. Tra gli effetti paradossali della norma il fatto che nella fascia di reddito tra 8.000 e 12.000 euro ci sono circa 800.000 contribuenti con carichi di famiglia esclusi dal beneficio in quanto le detrazioni per mogli e figli già ora azzera la loro Irpef, mentre nella stessa fascia poco più di un milione senza familiari a carico avranno un beneficio annuo di 52 euro pari a 4 euro al mese. Nel complesso i contribuenti interessati avranno un beneficio modesto che solo nella fascia compresa tra 15.000 e 26.000 euro (il 37,25% degli interessati) supera i 10 euro mensili. L'importo totale supera i 100 euro per il 60,02% dei contribuenti interessati compresi nella fascia tra 12.000 e 35.000 euro. Solo i contribuenti con reddito compreso fra i 15.000 euro e i 16.000 euro ottengono dal provvedimento il beneficio massimo, compreso tra 181 euro e 177 euro, pari rispettivamente a 14,00 euro e a 13,65 euro mensili.

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Sofia Loren, nell'82 in carcere non per il condono ma per altra evasione fiscale

La permanenza di Sofia Loren nel carcere di Caserta per 17 giorni nel 1982 non ha nulla a che vedere con la vicenda sulla quale nei giorni scorsi si è pronunciata la Cassazione, ma riguarda un altro episodio di evasione fiscale di cui la popolare attrice si era resa protagonista.

Le manette alla Loren, infatti, scattarono per una evasione di 112 milioni accertata dagli uffici finanziari nel 1973. L'evasione era relativa all'imposta di ricchezza mobile e all'imposta complementare, tributi che poi con la riforma del 1971-73 furono assorbiti dalle nuove imposte dirette. Appaiono perciò del tutto fuori luogo i commenti negativi nei confronti dell'amministrazione finanziaria che hanno accompagnato la sentenza della Suprema corte. Essa, infatti, si è pronunciata sulle modalità di applicazione del condono Irpef relativo all'anno 1974, per il quale - ferma restando l'evasione accertata di un reddito di oltre 900 milioni di lire - occorreva stabilire quali dovessero essere le modalità di definizione in presenza di una dichiarazione formalmente presentata, ma priva dell'indicazione di qualsiasi fonte di reddito e che, per tale ragione, l'amministrazione aveva ritenuto nulla. In sostanza, occorreva stabilire se il condono dovesse essere calcolato sul 60% dell'imponibile accertato, come pretendeva la difesa dell'attrice ritenendo valida la dichiarazione presentata in bianco, ovvero sul 70% sull'imponibile evaso, come riteneva l'Ufficio delle imposte dirette di Roma.

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Pensioni d'oro, Il nuovo contributo di solidarietà a rischio costituzionalità

La legge di stabilità ripropone una misura molto simile a quelle del governo Berlusconi della scorsa legislatura bocciate dalla Consulta. Se il Parlamento non modificherà la norma si rischia di ripetere lo stesso errore per la terza volta.

di Oreste Saccone

Il Governo delle larghe intese riprova a tassare le pensioni d'oro. Una misura che spesso ha accompagnato le manovre correttive degli ultimi anni, ma che puntualmente, la Corte Costituzionale ha bocciato spiegando che misure del genere possono essere adottate senza discriminare tra contribuenti con lo stesso reddito. Una raccomandazione che l'esecutivo non sembra voler prendere in considerazione. La legge di stabilità, infatti, prevede a decorrere dal 1° gennaio 2014 un contributo di solidarietà per 3 anni a favore delle gestione previdenziali obbligatorie, sulle pensioni corrisposte superiori a 150.000 euro lordi annui, pari al 5 per cento della parte eccedente il predetto importo fino a 200.000 euro, nonché pari al 10 per cento per la parte eccedente 200.000 euro e al 15 per cento per la parte eccedente 250.000 euro[1]. Le somme trattenute vengono acquisite dalle competenti gestioni previdenziali obbligatorie, anche al fine di concorrere al finanziamento degli interventi a favore degli esodati.

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Ssef, tra i docenti Marco Milanese, ex consigliere di Tremonti inquisito da 3 procure

Al professore un compenso di 194.332 euro. Dalla risposta del Mef a una interrogazione del M5S emerge che il Consiglio di disciplina della Scuola ha sospeso l'azione disciplinare avviata dal rettore. In attesa che le inchieste penali si concludano.

Marco Milanese, ex deputato Pdl e consigliere di Tremonti, è tornato a insegnare alla Scuola superiore dell'economia e delle finanze. Nonostante una condanna a otto mesi e le inchieste in corso in tre procure per svariati reati, il suo nome compare tra i professori ordinari della Scuola che dovrebbe preparare i funzionari dell'amministrazione finanziaria. I vertici della Scuola, dunque, hanno reintegrato Milanese al termine dell'aspettativa concessa durante il mandato parlamentare nonostante il 'professore', assunto a suo tempo più per meriti politici che scientifici, abbia mostrato, stando alle accuse, una spiccata propensione all'illegalità. Non abbiamo motivo di dubitare che la Scuola abbia rispettato formalmente le norme e le regole. Ed è proprio questo il punto. Le regole. Come è possibile che una pubblica amministrazione che pretende di essere severa con i dipendenti dei livelli più bassi non si preoccupi di ciò che succede nei posti di maggior rilievo. E alcuni incarichi conferiti dalla Ssef sono certamente evidenti esempi di pratiche abnormi diffuse tra le alte burocrazie pubbliche, troppo spesso pronte a sfruttare opportunità e regole per fini personali. Scorrendo l'elenco dei professori ordinari della Scuola, oltre al citato Milanese, che guadagna 194.332 euro l'anno, troviamo, tra gli altri, Vincenzo Fortunato, ex capo di gabinetto di Tremonti, con 301.320 euro, Marco Pinto, ex capo dell'ufficio legislativo del Mef, con lo stesso stipendio, ora in aspettativa, e Gaetano Caputi, anch'egli un tempo all'ufficio legislativo del Mef e ora fuori ruolo in quanto direttore generale della Consob. Tutti personaggi che in forza di una "normetta" ad hoc sono stati nominati professori ordinari della Scuola senza alcun concorso e hanno utilizzato la Scuola per 'arrotondare', si fa per dire, il loro già generoso stipendio.

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Casa, con la Trise sistema più complesso ma aumenta razionalità prelievo

Il nuovo sistema impositivo sugli immobili, introdotto con la legge di stabilità all'esame del Parlamento, realizza una significativa redistribuzione del carico fiscale, che rischia di penalizzare, anche se in maniera molto contenuta le rendite più basse. Nel complesso, comunque, l'introduzione della Trise, rende il prelievo più razionale: vengono chiamati a contribuire in maniera contenuta anche i locatari, relativamente ai cosiddetti servizi comunali indivisi. Nel concreto molto dipenderà dalle scelte dei Comuni ai quali viene concessa una ampia autonomia. In pratica il nuovo sistema, che conserva l'Imu sugli immobili non prima abitazione e introduce la Trise che a sua volta si compone di Tari (rifiuti) e Tasi (servizi indivisi) , avvicina l'Italia agli standard europei e in particolare alla Francia e all'Inghilterra.

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Imprese, il trattamento fiscale delle perdite su crediti per i soggetti Ias Adopter

Per le imprese che adottano i principi contabili Ias la 'deroga generale' ai fini del calcolo dell'imponibile è limitata ai criteri di qualificazione, classificazione e imputazione temporale. Perciò non si estende ai criteri di valutazione e quantificazione delle componenti reddituali.

Di Pasquale Fabbrocini

La disciplina per la determinazione dell'imponibile fiscale delle imprese che redigono il bilancio in base ai principi contabili internazionali Ias-Ifrs, introdotta dalla legge 244 del 2007, introduce un sistema di 'derivazione rafforzata' e 'deroga generale' dalla normativa interna che tuttavia non incide sui criteri di quantificazione e valutazione delle componenti reddituali come stabilite dal Tuir. Quindi sono escluse dalla "derivazione rafforzata" tutte le disposizioni di "competenza interna", come, ad esempio, quelle che disciplinano la deduzione di perdite (art. 101 Tuir), la deduzione degli ammortamenti (art. 102 e 103 Tuir) e le disposizioni che disciplinano svalutazioni ed accantonamenti (art. 106 Tuir) che disciplina le svalutazioni e gli accantonamenti per rischi su crediti. (Vai al documento completo).

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Casa, costruzioni abusive soggette a Imu e Tares ma i comuni non riescono a imporre il prelievo

Le abitazioni abusive non sfuggono alle imposte locali. Ma i comuni non sempre riescono a imporre il prelievo e in caso di mancato pagamento da parte degli abusivi il costo del servizio della tassa sui rifiuti pesa sui cittadini onesti.

di Oreste Saccone

Le costruzioni abusive non sfuggono alle imposte e tasse locali: chi realizza un immobile senza i necessari permessi deve comunque pagare l'Imu, e la Tares o Tarsu. Il fisco non fa alcuna differenza tra costruzioni accatastate e case abusive. Per l'Amministrazione finanziaria [1] i fabbricati costruiti abusivamente, indipendentemente dal fatto che per essi sia stata presentata o meno istanza di sanatoria edilizia sono soggetti all'imposta comunale sugli immobili. Un orientamento assunto nel 1994, quando ancora c'era l'Ici, e confermato dalla Cassazione con la sentenza 1850 del 2010. Ma al di la delle norme il problema, come spesso succede, è la capacità dell'Ente impositore di riscuotere il tributo. E siccome spesso i comuni hanno difficoltà con gli immobili regolarmente accatastati è facile immaginare il livello di evasione relativo a quelli abusivi.

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Fisco Equo

Siamo un gruppo di persone della società civile che ha scelto di impegnarsi per promuovere lo sviluppo di una maggiore conoscenza della realtà fiscale del nostro paese. A spingerci è soprattutto la comune sensibilità verso i temi della legalità ed equità fiscale.

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