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Un fiume di denaro sparito. Bruciato. Volatilizzato. Accade in Canton Ticino, appena oltre la frontiera con l’Italia, dove almeno 110 milioni di franchi – secondo una stima calcolata per difetto del Sole 24 Ore – sono scomparsi negli ultimi anni, spesso senza lasciare alcuna traccia. A farne le spese sono stati soprattutto cittadini italiani, imprenditori e professionisti del Nord, del Centro e del Sud ma anche società e fondazioni. Finiti nelle secche oscure dei fiduciari o sedicenti tali. Le indagini del ministero pubblico di Lugano (che in Italia corrisponde alla procura della Repubblica) hanno fatto emergere un fenomeno apparentemente incredibile per la Svizzera: quello
dei fiduciari abusivi.
con la prima Vd sono riemersi “spontaneamente” 41,5 miliardi parcheggiati da Lugano in su (il 70% delle ricchezze “disclosate” all’estero). Tutto finito? Probabilmente no. Dieci giorni fa la Guardia di Finanza ha inoltrato una bulk request all’amministrazione federale sugli oltre 9.900 conti italiani cifrati a Zurigo dell’affaire Credit Suisse, segno che la prima campagna di rientro dei capitali non ha estinto il filone elvetico. Perché, e questo è il punto, nel vecchio
fortino bancario a nord della Lombardia negli anni sono confluiti centinaia e centinaia di miliardi di euro, migliaia di miliardi di vecchie lire ma di natura molto eterogenea.
Insieme al denaro in fuga dal fisco(reddito lecito che andava a sparire nel grigio di banche perfettamente consapevoli, fiduciarie corrive ecc) c’erano anche fiumi di soldi di natura criminale, denaro di origine illecita veicolato quasi
sempre ma non solo da associazioni criminali, in cerca di ripulitura e di impieghi “para-leciti”.

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