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Secondo una ricerca svolta da una società di statistica britannica, basta che prodotti, come shampoo, rasoi, fazzoletti, abbiano una confezione “femminile” per costare il doppio rispetto alla versione “maschile”, persino le penne. Infatti, in Inghilterra, la Bic per donne costa oltre 2 euro in più.
Ma il vero problema è che la tassa rosa non è solo sui prodotti che sono in versione sia maschile sia femminile, ma anche su prodotti la cui versione per uomo non può esistere. Esempio lampante: gli assorbenti.
Infatti, secondo le leggi italiane, gli assorbenti igienici femminili sono considerati dal fisco italiano un bene di lusso e indispensabili, pertanto sono tassati con un’aliquota Iva al 22% a differenza dei rasoi da barba, che invece costituiscono un bene di prima necessità, e sono dunque gravati da un’Iva ridotta del 4%, come il pane e il latte.
Questo problema non esiste solo in Italia ma anche in Francia, dove le donne sono scese in piazza per protestare contro questa tassa spudoratamente sessista, ottenendo di fatto un abbassamento dell’Iva dal 20 al 5,5% (pari a minori entrate per 55 milioni di euro l’anno).
In Europa, Paesi Bassi e Spagna l’hanno ridotta, mentre in Irlanda e oltreoceano, in Canada, è stata del tutto abolita.
Nonostante le proposte per richiedere l’abbassamento delle tassazioni, i vari governi che passano rispondono che l’Italia ha ben altre priorità. Intanto, le donne, che secondo le statistiche guadagnano 800 euro al mese, ne spendono 450 l’anno per gli assorbenti.
Stessa cosa vale per la pillola anticoncezionale. Adesso per le donne la scelta è tra le pillole di prima e di ultima generazione, i cui costi variano notevolmente: rispettivamente tra i 3-5 euro le prime e i 10-17 euro le seconde.
Anche sulle assicurazioni una donna mediamente paga il 4% in più rispetto agli uomini. Forse una delle poche cose sui quali maschi e femmine hanno parità nel pagamento dell’aliquota al 22% sono i codom e i femidom.

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