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New York - Harley-Davidson, icona nazionale della manifattura e delle moto, era stata celebrata dallo stesso Donald Trump come azienda simbolo dei suoi piani di rilancio economico in nome di America First. Adesso il gruppo di Milwaukee in Wisconsin ha intascato la riduzione delle imposte corporate al 21% dal 35% ma ha ugualmente deciso di chiudere un impianto negli Stati Uniti, a Kansas City, eliminano 800 posti di lavoro. Ha remunerato gli investitori e annunciato l'apertura di uno stabilimento in Tailandia.
La perdita netta nel numero complessivo dei dipendenti americani sarà un po' inferiore, di 350 considerando alcune assunzioni che effettuera' altrove negli Usa, a York in Pennsylvania. Ma presto Harley trasferira' numerosi impieghi oltreconfine, a Bangkok, dove aprira' un intero nuovo impianto entro la fine del 2018. Non solo: nel difendersi dall'accusa di eccessivo outsourcing, la società ha citato un'altra iniziativa da America First di Trump che, se cosi è, si rivela un boomerang per i lavoratori. Ha attribuito lo spostamento in Tailandia alla necessita' di evitare l'effetto di aumento dei costi provocato dalle sanzioni della Casa Bianca sull'import di acciaio e alluminio.
Ai lavoratori, hanno accusato i critici subito numerosi, sembra preferire gli investitori: e' riuscita comunque a stanziare 696 milioni di dollari per un piano di buyback azionario e aumenti del dividendo. Gli sgravi fiscali, di certo, non bastano a risolvere declini di vendite e sfide manifatturiere. Ma la rapida successione di eventi e annunci per Harley-Davidson rappresenta adesso quantomeno un nuovo problema in aggiunta ai vecchi, la crisi d'immagine di un'icona.

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