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Evasione per 4,8 milioni di euro. La procura di Siena accusa Jacopo Biondi Santi ”il re del Brunello” e la Guardia di Finanza sequestra al facoltoso imprenditore beni per un valore corrispondente.
Nel frattempo, gli avvocati del discendente della famiglia che ha inventato il Brunello di Montalcino, il vino toscano tra i più prestigiosi del mondo, smentiscono, parlando di un equivoco dovuto a interpretazioni diverse delle regole sulle transazioni commerciali in Italia e all’estero. Secondo la versione dello studio legale Dentons, che cura gli interessi di Biondi Santi, “le operazioni oggetto di contestazione non hanno generato nel complesso sottrazioni d’imposta”.
L’equivoco sarebbe generato dai principi più volte affermati dalla Corte di Giustizia Ue, la più alta autorità in materia di Iva, avendo il tributo una matrice comunitaria, che conducono a conclusioni opposte a quelle della procura.
Le società riconducibili a Biondi Santi, oggetto delle verifiche, sarebbero la Jbs di Montalcino, una srl per la vendita di prodotti agroalimentari e la Montepo srl con sede a Grosseto. Mentre l’indagine non riguarderebbe la storica azienda agricola di famiglia, vale a dire la “Tenuta Il Greppo”.

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