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Il 21 aprile Enrico Buemi, senatore del Gruppo per le Autonomie, ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Interno per fare luce sulla questione degli indirizzi fittizi nella capitale, sollevata dal programma Report. A seguito della ricostruzione giornalistica è infatti emerso che il Comune di Roma, per dare ai 30mila senzatetto che vivono a Roma una carta d’identità, ha assegnato loro un indirizzo fittizio, come di norma accade in molte altre parti d’Italia. Tuttavia, l’alto numero di clochard ha poi spinto il Comune ad autorizzare 19 associazioni a fare da residenza, generando così il fenomeno degli indirizzi fittizi. Nonostante gli avvertimenti della Camera di Commercio infatti, a partire dal 2013 circa 1350 imprese si sarebbero serviti di questi indirizzi per registrare le proprie sedi legali. Il tutto nella completa inerzia del Comune di Roma, incapace di adeguare i propri sistemi informatici o, peggio, connivente con certi interessi occulti. A concludere, il senatore ha chiesto se sia vero che la Camera di Commercio sapesse del fenomeno, ma aspettasse cenni dal Comune di Roma; se la Prefettura capitolina non abbia mai valutato l’ipotesi di responsabilità erariale nei confronti di coloro che hanno indetto gare pubbliche per l’informatizzazione del Campidoglio; se non sia opportuno dare conto al pubblico del danno erariale causato dalla vicenda.

Il testo integrale dell’interrogazione

Lo scorso 5 maggio il deputato 5 Stelle Daniele Pesco si è rivolto al ministero dell’Economia per chiedere un approfondimento in merito al fenomeno degli indirizzi fittizi a Roma. L’Onorevole ha fatto riferimento alla puntata di Report mandata in onda il 15 aprile, in cui si mostrava come all’indirizzo di Onlus e organizzazioni non profit fossero registrate anche imprese e società di capitali. Chiamata in causa dal programma di Rai 3, Equitalia ha risposto che il danno erariale causato dalla non rintracciabilità dei contribuenti è calcolato in quasi 100 milioni. Un elemento importante, secondo Pesco: se l’ente è in grado di quantificare il danno, significa che avrebbe tutte le possibilità per rintracciare gli evasori.  Per questi motivi, il deputato ha chiesto al ministro se ci siano mai state segnalazioni in merito a questo fenomeno, quale sia il numero preciso degli indirizzi fittizi e perché fino ad oggi non siano state utilizzate le apposite query (chiavi di ricerca informatiche) per scovare questi contribuenti fantasma.

Il testo integrale dell’interpellanza

 

Il giorno dopo, il 6 maggio, anche la deputata del Movimento 5 Stelle Roberta Lombardi ha chiesto chiarezza sulla vicenda, sia al ministro dell’Economia che al presidente del Consiglio. Nell’interrogazione, la parlamentare chiede se non sia opportuno attivare iniziative ispettive nei confronti di “Camminare insieme”, una delle Onlus citate nella puntata di Report e peraltro accreditata come Protezione civile nazionale, e se non sia il caso di sospenderne il riconoscimento in attesa che si chiarisca la questione degli indirizzi fittizi.

Il testo integrale dell’interrogazione a risposta scritta 

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