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La futura imposta del 75% sugli ingaggi agita il mondo transalpino del pallone. Il prossimo 30 novembre Ligue1 e Ligue2 non scenderanno in campo

Anche i calciatori si lamentano delle troppe tasse. Succede in Francia dove le squadre principali hanno deciso di indire uno sciopero di una giornata, il 30 novembre prossimo, per protestare contro il nuovo piano fiscale del governo, che prevede una futura tassa al 75% sui maxi stipendi di oltre un milione di euro l'anno. Ad annunciarlo il presidente dell'Unione dei club professionistici, Jean-Pierre Louvel. Lo stop riguarda non solo la ricca Ligue1, ma anche la seconda divisione. A pagare, però, non saranno i giocatori, i cui stipendi sono contrattualizzati al netto, ma i club che li hanno ingaggiati. Un problema serissimo ad esempio per il Psg, che nonostante l'enorme solvibilità dimostrata dopo l'arrivo dei capitali arabi, ha un monte stipendi enorme.

"Stiamo parlando della morte del calcio francese", ha commentato Jean-Pierre Louvel che inoltre ha definito lo sciopero un "momento storico per il nostro calcio". Ed è effettivamente così se si considera che l'ultimo boicottaggio del calcio francese risale al 1972, quando a proclamarlo, però furono gli stessi giocatori. In questo caso la maxitassa costerà alle squadre circa 44 milioni di euro. La prossima settimana i rappresentanti dei club incontreranno il presidente Hollande e se non si troverà un accordo la protesta potrebbe continuare.

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