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Nel mirino la controllata lussemburghese McD Europe, che dal 2009 in poi non avrebbe versato un euro di imposte, né nel Principato né negli Usa. Ancora una volta sotto accusa le autorità del Lussemburgo, che pur sapendo avrebbero concesso un indebito aiuto di stato alla multinazionale.

Dal 2009 non paga un euro di tasse né in Lussemburgo né negli States pur avendo un fatturato da centinaia di milioni. Così, dopo mesi di gestazione, l’affare di McDonald’s finisce ufficialmente sul tavolo di Bruxelles: la Commissione Ue ha avviato un’indagine formale per verificare se il tax ruling concesso dalle autorità lussemburghesi al gigante dei fast food non debba considerarsi vero e proprio aiuto di stato. Ai commissari, inoltre, il compito di valutare se il Principato abbia «derogato in modo selettivo» alla convenzione Lussemburgo/Usa sulla doppia imposizione garantendo alla multinazionale « un vantaggio cui le altre imprese non avrebbero potuto beneficiare». Dopo Starbucks, Amazon, Fca e Apple, una nuova indagine su accordi fiscali sospetti. Che stavolta prende spunto dal lavoro di un consorzio di sindacati Usa ed europei, che lo scorso 26 febbraio presentò un corposo dossier in cui accusava McDonald’s di aver eluso tra il 2009 e il 2013 oltre un miliardo di euro in Europa, di cui 74 milioni solo in Italia.

Tasse a zero. Ed è da questo rapporto che partono le prime verifiche dell’Antitrust Ue. Scatta la lente d’ingrandimento sulle royalties pagate dai franchisee che gestiscono i fast food in Europa e Russia, che finiscono tutte in una società con sede in Lussemburgo, la McDonald’s Europe Franchising Sàrl. Con i primi controlli i commissari scoprono che dal 2009 l’azienda non versa un centesimo d’imposta nel Principato, pur avendo realizzato utili da capogiro ogni anno. Solo nel 2013, per intendersi, ha fatturato 250 milioni di euro. E non è l’unica anomalia. La Mcd Europe controlla due filiali: una in Svizzera, che si occupa in minima parte dei diritti di franchising; l’altra negli Stati Uniti, che non svolge nessuna attività ma nella quale vengono trasferiti i proventi delle royalties. Scandagliando i ruling fiscali, la commissione Ue giunge alla conclusione che la società lussemburghese non solo non ha pagato nulla sui suoi utili nel Principato, ma nemmeno negli States.

 

I ruling della discordia. Il perché è presto spiegato. Nel marzo 2009 le autorità lussemburghesi concedono un primo accordo fiscale col quale esentano McD Europe dal pagamento dell’imposta sulle società, stabilendo che gli utili sono soggetti alla tassazione Usa in base alla convenzione sulle doppie imposizioni stipulato tra i due paesi. Nell’intesa fiscale, inoltre, si stabiliva che la società avrebbe dovuto trasmettere annualmente la documentazione necessaria per dimostrare che le royalties trasferite in Svizzera e negli Stati Uniti fossero dichiarate e assoggettate all’imposizione dei rispettivi paesi. Cosa che l’azienda non può dimostrare, perché essendo configurata come “stabile organizzazione” in Lussemburgo non è assoggettata alla tassazione americana. McD Europe insiste nel chiedere l’esenzione sugli utili non tassati negli States e si arriva così al secondo ruling fiscale, nel settembre 2009. L’accordo conferma che gli utili non sono tassati nel Principato né negli Usa, ma ribadisce ancora una volta l’esenzione dall’imposta sulle società e slega l’azienda dal vincolo di dimostrare che gli utili siano soggetti all’imposizione a stelle e strisce. Via lacci e lacciuoli, in pratica.

In mezzo. Tra Usa e Lussemburgo chi ci guadagna è McDonald’s. Che, nella vicenda, pare giocare e non poco sulle asimmetrie normative dei due paesi. Interrogata sulla questione, l’azienda ha spiegato alle autorità del Principato che la filiale statunitense rappresenta una “stabile organizzazione” ai sensi della legge lussemburghese; ma che, al tempo stesso, essa non può considerarsi tale ai sensi del diritto Usa. Toccherà ora all’Antitrust europeo valutare se il Lussemburgo, che sapeva che le royalties non erano assoggettate all’imposizione Usa, abbia concesso a McDonald’s un aiuto di stato indebito. Nette, a tal proposito, le parole della commissaria Ue alla concorrenza Margrethe Vestager: “Un ruling fiscale che prevede che McDonald’s non paghi né in Lussemburgo né negli Stati Uniti le tasse sulle sue royalties europee va sottoposto ad una disamina scrupolosa alla luce delle norme Ue in materia di aiuti di Stato. “Lo scopo delle convenzioni sulla doppia imposizione tra paesi è evitare la doppia imposizione fiscale- ha concluso- non certo giustificare un doppio sgravio fiscale”. 

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