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Il Gruppo di Ennio Doris chiude la controversia con l’Agenzia delle entrate con un assegno da 120 milioni di euro che non comprende le sanzioni. L’erario gli contestava oltre mezzo miliardo.

Un maxi assegno da 120,2 milioni di euro più interessi per chiudere il contenzioso con l’erario. È quanto dovrà sborsare Mediolanum all’Agenzia delle entrate per porre fine alla controversia legata al transfer price praticato da due filiali irlandesi controllate dal Gruppo. La scelta «è motivata dalla volontà di evitare il protrarsi di una procedura lunga nel tempo, eliminando così l’incertezza legata all’esito della controversia», spiega in una nota la società della famiglia Doris. Decisione agevolata dall’Agenzia delle entrate, che ha deciso di non applicare sanzioni «in considerazione della natura valutativa delle contestazioni e della trasparenza delle società interessate in materia di oneri documentabili» si legge ancora nella nota. Via Cristoforo Colombo aveva inizialmente chiesto il pagamento di 506 milioni di euro, tra imposte non versate e sanzioni.

Quei ricavi in Irlanda. Una cifra monstre quella contestata al Gruppo Mediolanum, rea, ad avviso dell’erario, di aver trattenuto presso la sua controllata irlandese (la Mediolanum International Fund) una quota troppo elevata di ricavi, in modo da assoggettarli al ben più magnanimo fisco della Tigre Celtica. Per le Fiamme gialle, in pratica, l’azienda avrebbe sottratto cifre consistenti di imponibile (circa 344 milioni) tra il 2005 e il 2007. Ci pensa la Direzione regionale delle entrate per la Lombardia a rendere più salato il conto, con due nuovi avvisi di accertamento riferiti, stavolta, agli anni d’imposta 2008 e 2009. Stando ai calcoli effettuati dagli investigatori, gli utili della filiale irlandese, che ha il compito di predisporre e gestire i fondi da distribuire alla rete di promotori, avrebbero costituito il 74% dei ricavi totali del gruppo tra il 2005 e il 2007 e ben il 96% dal 2005 al 2014.

La controversia. Troppo per l’Agenzia delle entrate. Che alla società contesta le percentuali sulle commissioni incassate dalle controllate italiane (Mediolanum Vita e Banca Mediolanum), ritenute inferiori ai parametri di mercato.  Dal canto suo la famiglia Doris giudica “illegittimo” ed “errato” il calcolo dell’imponibile effettuato dal fisco, attivando per le contestazioni tra il 2005 e il 2007 la procedura arbitrale europea sulle doppie imposizioni. Si arriva così all’ultimo atto della vicenda. Ossia, la definizione del contenzioso che ricomprende tutte le annualità contestate, dal 2005 al 2014. Per il Gruppo, che negli anni passati aveva accantonato prudenzialmente oltre 94 milioni di euro, “il costo aggiuntivo a carico dell’esercizio corrente risulta essere di 31,2 milioni di euro”, conclude la nota.

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