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Nuova bufera su Google. Dopo lo scandalo dell’ingegnere licenziato per il manifesto sessista, perde il posto di lavoro anche un accademico di uno dei think tank finanziato da Mountain View. Barry Lynn è stato cacciato dalla The New America Foundation per aver lodato la maxi multa da 2,7 miliardi di dollari imposta a Google dalla Commissione Europea.
Complimenti a Bruxelles che non sono piaciuti a Eric Schmidt, il presidente del consiglio di amministrazione di Google e di The America Foundation, alla quale Mountain View ha finora staccato un assegno da 21 milioni di dollari. Fondi serviti a far affermare la fondazione come una “voce di elite nei dibattiti politici della sinistra americana, aiutando Google a orientare questi dibattiti” riporta il New York Times. Lynn, l'autore della lode a Bruxelles, ha pubblicato sul sito della fondazione il suo plauso: Schmidt ha immediatamente mostrato il suo disappunto e dal sito le parole di Lynn sono scomparse, per poi riapparire poche ore dopo senza spiegazione. Due giorni dopo l'incidente, Lynn è stato convocato e licenziato dalla responsabile della fondazione Anne-Marie Slaughter “non per il contenuto del suo lavoro” ma per aver messo in “pericolo l'intera istituzione”. Un’affermazione che sembra suggerire una 'minaccià di Google a non concedere più fondi alla fondazione.
"Google è molta aggressiva nell’inondare con i suoi soldi Washington e Bruxelles e poi reggere le fila e controllare. La gente ha paura di Google ora", afferma Lynn con il New York Times. The New America Foundation respinge le critiche: Lynn è stato allontanato “per il suo rifiuto ad aderire agli standard di apertura e collegialità” mette in evidenza Slaughter.
Dopo aver inizialmente evitato i dibattiti pubblici di Washington, Google ha lanciato un’operazione per aumentare la sua influenza, un’operazione che è la più "muscolare e sofisticata" fra le grandi aziende americane. Solo nei primi sei mesi dell’anno Google ha speso 9,5 milioni di dollari in lobby, la cifra più alta fra le aziende americane. La volontà di Google di elargire denaro ai think tank - quelli concentrati sulle politiche per internet e per le telecomunicazioni - ha di fatto "ammutolito", sottolineano alcuni esperti del settore, le critiche nei confronti della società negli ultimi anni.

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