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giovedì 3 Aprile 2025
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Guerra dei dazi: come colpire i colossi Usa della rete, ma senza web tax

Uno dei primi atti di Trump è stato uscire dagli accordi Ocse sulla tassazione delle multinazionali che sia pure con molti limiti, prudenza, ed insufficienze, affrontava la questione dell’elusione fiscale delle multinazionali prevedendo una tassazione minima a livello globale e criteri per una ripartizione dei profitti tra i Paesi in cui l’attività viene svolta. Gli accordi riguardavano in modo particolare le grandi multinazionali del web che sono in grado di realizzare profitti in tutto il mondo gestendo da remoto le loro attività e quindi evitando l’imposizione a livello nazionale consentita, in base ai trattati esistenti, soltanto in presenza di una “stabile organizzazione” in ciascun paese. In attesa dell’entrata in vigore dei nuovi accordi Ocse, molti paesi, tra cui l’Italia, hanno varato negli anni passati delle apposite web tax per superare gli ostacoli esistenti ad una tassazione ancorché minima di questi giganti del web.

In presenza della minaccia di introduzione di dazi sui prodotti europei da più parti si è suggerito, come ritorsione, di aumentare la web tax esistente (o di introdurne una nuova più efficace). L’economista francese Zucman ha suggerito di approfittare della situazione per risolvere una volta per tutte la questione della corretta tassazione delle multinazionali (americane). E’ chiaro che l’obiettivo è assolutamente condivisibile e che la mancata tassazione dei profitti delle grandi imprese (per lo più americane) è una manifestazione di prepotenza e arroganza intollerabili. Tuttavia intervenire in modo efficace e non soggetto a ritorsioni dolorose è piuttosto complicato. Per non essere considerata discriminatoria, la web tax italiana è stata costruita in modo da applicarsi anche alle imprese nazionali, il che ha portato ad una limitazione della sua incidenza, ma ciò nonostante essa viene considerata discriminatoria dagli Usa, che in base ad una legge del 1934 possono raddoppiare le aliquote per i cittadini e le imprese che pongono in essere attività discriminatorie nei confronti di soggetti americani. In conseguenza non è consigliabile né opportuno proporre l’aumento delle aliquote delle web tax esistenti, che potrebbe risultare autolesionistico. L’alternativa invece è quella di studiare appositi dazi da commisurare ed applicare esclusivamente ai fatturati delle imprese americane del web realizzati in ciascun paese, e quindi gravare in modo consistente sugli oligarchi americani che sostengono Trump. I dazi dovrebbero essere applicati ovviamente a livello europeo. Ad essi si potrebbero aggiungere ulteriori dazi sulle automobili Tesla ed altre attività di Elon Musk. L’obiettivo naturalmente non dovrebbe essere tanto quello di introdurre effettivamente queste tariffe, ma fungere da deterrente nei confronti dei dazi minacciati contro di noi, e pareggiare così la partita.

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